Sabato pomeriggio mi sono trovato al mercatino dell’artigianato del Flaminio e sono venuto a sapere di un sit-in alla Mole Adriana contro Haider. Senza farmi grossi problemi mi sono incamminato e nel giro di poco piú di mezz’ora ero lí.
Parecchie persone (un migliaio, forse due) assiepate davanti ad un palco da cui varie voci raccontavano la loro esperienza (parecchie bandiere soprattutto del Circolo Omossessuale Mario Mieli).

All’improvviso un corteo preparato a puntino, come mi dicono essere tradizione della sinistra odierna, cioé con una bel cartellone bianco “rinforzato” da una bella impalcatura (quelle dei restauri ai palazzi non legno) faceva da testa d’ariete ad un corteo di una 50ina di persone attrezzate di caschi e “difesi” da una prima linea di tute bianche imbottite.

E’ stato subito chiaro che andavano a farsi menare. Nel giro di dieci minuti il corteo era all’imbocco di via della Conciliazione dove stava il cordone della polizia. La prima carica parte dal corteo, si infrange contro una cancellata eretta dalla polizia. Ci sono tentativi di sfondare il blocco, a quel punto la polizia usa i lacrimogeni: si alza (o meglio si diffone) una nube fitta, poi parte la contro carica della polizia. Nel giro di pochi secondi le prime file sono giá al Castello, ovviamente le manganellate le prendono quelli delle seconde file, quelli che non hanno il casco e che probabilmente hanno seguito il corteo pensando fosse autorizzato come il sit-in. Forse probabilmente no, non lo so e poco importa.

Da quel momento parte un fitto lancio di bombe carta, petardi e sassi (raccolti dai giardini di C. S.Angelo) da parte del corteo, o meglio da quel che ne resta: la maggior parte delle persone scappa per i giardini oppure torna al sit-in che intanto continuava.

Nel giro di pochi minuti un’altra carica della polizia chiude le violenze e sono tutti di nuovo al sit-in. L’atmosfera é pesante, ci sono molte voci critiche, soprattutto da parte dei pacifisti, ma anche da altri. Sull’annuncio a mezza bocca che “non finisce qui” e che “si continuerá altrove” abbandoniamo il posto.

COMMENTI

Premetto che sono andato al sit-in non per turismo, ma perché considero Haider uno dei politici piú pericolosi che girano in Europa, perché capace, intelligente e lucido (3 motivi che per cui per esempio non ho paura di Berlusconi, Fini e Bossi). Haider é furbo e giustamente ha provato a sviare la questione su cosa dice su un fatto ininfluente e cioé sul fatto che ha diritto di venire in Italia e a Roma quando e come vuole. Considerazione quest’ultima ovvia per chiunque abbia a cuore le libertá fondamentali. Il punto peró non é dove vada il signor Haider, ma che cosa dice come uomo politico (se sotto la doccia canta faccetta nera non mi interessa).

La manifestazione di oggi mi ha dato la seguente informazione, orribile e disgustante al tempo stesso: chi ha inscenato quel corteo non combatte Haider per antifascismo, né per democrazia, né per difendere i diritti e le libertá di chicchessia, ma solo perché é il nemico. E il nemico non é nient’altro che un’altra faccia del “diverso”. Io non voglio fare ad Haider quello che le SS hanno fatto agli omosessuali (cose sentita dal palco), non voglio che Haider non possa venire a Roma (idem), non voglio che Haider non possa parlare (idem), volgio ha Haider dicendo 2 cazzate non conquisti il 50% dei voti e non voglio che ci siano casi Haider in Austria, in Italia, a Roma e nel movimento a cui partecipo.

Secondo punto: chi organizza una manifestazione ha delle responsabilitá e sabato i casi erano due:

A) non sono stati in grado di garantire l’incolumitá dei manifestanti, strumentalizzati da una 50ina di estremisti violenti.

B) gli organizzatori erano d’accordo con questa 50ina di estremisti violenti per creare lo scontro con la polizia e poter mettere sul “piatto della pace un pó di sangue”.

Proposta: l’uso della violenza in una manifestazione non é utile se non agli estremisti che non vogliono il dialogo (a base della democrazia), ma lo scontro. Inoltre é dannoso per qualsiasi messaggio si voglia portare avanti.

Gli scontri di Seattle, Genova, Bologna e Praga hanno trasformato un movimento potenzialmente decisvo in un baraccone per le agenzie stampa e per le organizzazioni internazionali. Si perché ormai é evidente che i fatti di violenza servono ad oscurare cosa succede ai meeting internazionale: chi ha saputo cosa succedeva a Nizza nei giorni degli scontri di Ventimiglia? Chi sa qualcosa del controvertice di ATTAC?

Si sa del “fascismo” di questo o di quello, ma nulla su cosa é stato deciso, da chi e in che modo. Finiti gli scontri ci hanno comunicato l’accordo.

Sabato se si voleva davvero protestare contro Haider si poteva fare questo:

Singolarmente si andava a piazza S.Pietro (nessuno puó ti bloccare), senza striscioni, senza gadget da alternativo, solo con se stessi. E in mezzo alla piazza si organizzava un sit-in intorno all’albero con canti di scherno e di protesta. Nessun insulto, nessuna violenza. La polizia non puó intervenire pesantemente in piazza S.Pietro e al massimo sarebbe stata costretta a trascinare via uno per uno tutti i manifestanti (violando la libertá di espressione di ognuno, sempre che nessuno usi insulti e violenze..) e sotto Natale l’immagine della polizia impegnata a trascinare gente pacifica che protesta contro Haider come sarebbe stata presa? Non si sarebbe “andati sui giornali” lo stesso? e non si sarebbe “usciti meglio”?

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