Il G8 é finito. E con esito pare molto soddisfacente (dal punto di vista politico-istituzionale): in due giorni e mezzo di incontri, prevalentemente a tavola, si sarebbero discussi temi fondamentali e sarebbero state prese decisioni importanti per il futuro dell’umanità.
Non é chiaro di quali temi si tratti e quali siano state le decisioni, perché altri sono stati i fatti che hanno attirato l’attenzione pubblica. Comunque, una delle conclusioni é stata che ” la globalizzazione é l’unico modo per sconfiggere la povertá”: una dichiarazione che é un autentico capolavoro. Ammettendo che la globalizzazione potrebbe anche essere un modo per sconfiggere la povertá, di sicuro non l’unico e certamente non applicandola come si é fatto finora, l’evidente implicazione di questa frase é che “chi é contro la globalizzazione é contro i poveri”. Geniale.
Durante questo assurdo fine settimana, si é visto con chiarezza quanto profondo sia l’abisso che divide in due il mondo. Da una parte la famigerata zona rossa, ordinata, perfetta, irraggiungibile, pronta ad accogliere i potenti della Terra con le loro sterminate delegazioni. Dall’altra la folla di quelli venuti per manifestare il proprio dissenso, per dare voce a chi non ne ha, e che invece si sono ritrovati in mezzo ad una guerra, malmenati da poliziotti poco piú che adolescenti resi ciechi dalla paura e dall’inesperienza, mentre le poche centinaia di criminali responsabili del disastro si aggiravano pressoché indisturbati per la cittá, seminando terrore e devastazione.
Al presidente Bush é stato chiesto se non avesse sentito la pressione delle manifestazioni, lui ha risposto che delle manifestazioni violente non tiene nessun conto.
Al presidente é sfuggito che in realtá non c’é stata nessuna manifestazione. Quelli dei Black blocks non sono gesti di protesta ma atti vandalici, compiuti da bande di vigliacchi con la precisa intenzione di seminare panico e distruzione. Il loro credo é l’essere ‘contró, contro chi o cosa poi, é inessenziale, ció che li sostiene é l’idea di essere il ‘nemicó, da temere e combattere, ció che li gratifica é riuscire a fare piú danni possibili senza farsi prendere o identificare. I loro obiettivi sono gli oggetti (che generalmente non rispondono alle offese), ed i poliziotti, purché siano abbastanza lontani; quando peró lo scontro rischia di diventare un pó troppo diretto sono abilissimi a dileguarsi.
Penso sia ora di smetterla di parlare di ‘frange estremiste del movimento di protestá o di ‘contestatori violenti da cui dissociarsí: questi individui non protestano contro nulla perché sono contro tutto, non mettono la violenza al servizio di una ideologia, non sono interessati al G8 (ammesso sappiano cos’é), alla globalizzazione ed al Protocollo di Kyoto; a loro non interessa niente, tranne forse avere qualcosa da demolire.
Si era parlato di un vertice blindato, con severissime limitazioni di accesso alla cittá e controlli a tappeto: come mai allora dall’Italia e dall’estero sono riuscite ad arrivare persone provviste di ogni genere di arma impropria ? L’unica zona veramente sorvegliata é stata quella rossa, in altre zone di Genova di poliziotti nemmeno l’ombra, ed é proprio lí che i teppisti hanno colpito : era tanto difficile da prevedere ? Il Governo dice che era stata proprio la zona rossa ad essere piú minacciata, ma questo non giustifica l’abbandono del resto della cittá, tanto piú che le modalitá d’azione dei Black blocks sono note : colpire in zone poco sorvegliate e fuggire di fronte all’intervento delle forze dell’ordine, magari intrufolandosi nei cortei e confondendosi con i manifestanti. A questo punto ci si chiede: non li si poteva fermare mentre erano intenti a spaccare vetrine ed incendiare cassonetti, quando di sicuro non ci sarebbero stati problemi di identificazione ? E considerando che questa gente fa ricorso a studiate tecniche di guerriglia urbana, non sarebbe stato piú opportuno che a fronteggiarli fosse personale addestrato ad affrontare situazioni di emergenza, piuttosto che reclute, militari di leva o individui comunque inadatti ? Forse si sarebbero potuti evitare un morto e centinaia di feriti, feriti tra le forze dell’ordine, i manifestanti, ma anche tra medici e giornalisti. Tra l’altro, probabilmente non tutti sono andati a farsi medicare, quindi il numero dei feriti potrebbe essere ancora piú grande.
Dal punto di vista della protesta (mancata), riunendo il G8 in pieno deserto e nella piú assoluta segretezza, il risultato sarebbe stato lo stesso: nessuna possibilitá di manifestare.
Il vertice dei potenti si é svolto senza nessun intoppo, lontano da tutto; chi invece avrebbe voluto esprimere civilmente il proprio dissenso si é trovato accecato dai lacrimogeni, o dal proprio sangue.
Che nessuno dimentichi la barbarie della nostra civiltá.
