Riceviamo e pubblichiamo un contributo firmato “Io(s)te”, comparso anche sulla mailing list Rekombinant. Da molte parti si esprime il dubbio che ci siano degli interessi occidentali, magari devianti, dietro gli attentati terroristici. Anch’io per un pó ho sospettato che cosí fosse, magari in una perversa logica antirecessione o piú semplicemente filo-armamenti.
Ma inizio a pensare che sia estremamente difficile, se non nel senso che probabilmente tutti i gruppi terroristici (Hamas e Bin Laden compresi) e i dittatori degli stati “canaglia” (a partire da Saddam e Milosevic per arrivare ai taleban) sono stati fortemente supportati dagli statunitensi e dall’occidente in genere in tutti questi anni di nuovo ordine mondiale. Lí, del resto, gli interessi che comportavano quest’appoggio erano sempre interpretabili secondo le nostre consuete categorie geopolitiche, sempre diversi da quelli che ci volevano dare da intendere, ma sempre intelligibili.
Qui la cosa non ha senso: i venditori di armi, le banche e le multinazionali vendono anche tutto il resto e questo attacco non puó essere nei loro interessi. Solo l’effetto simbolico di questo attacco é in grado di far perdere miliardi di dollari alla borsa americana e agli investimenti delle multinazionali. Eravamo giá in una fase di recessione e questo non potrá che convertire il tutto in un crollo paragonabile a quello delle torri, forse la piú grande crisi economica degli ultimi tempi. Se é vero che l’economia é il principale motore della storia, é anche vero che il carburante dell’economia moderno é la fede. Dai cambi ai futures, dai crediti alle azioni, tutto oggi riceve il proprio valore dalla fiducia che gli viene accordata piú che dal valore effettivo dei fondamentali economici o dalle condizioni strutturali. E questo attentato é in grado d’intervenire esattamente su questo nodo, sulla fiducia, inaridendo buona parte delle sorgenti della speculazione.
Se a questo si somma l’effetto strutturale, ossia un tremendo impatto sulla mobilitá delle persone, l’aumento spropositato dei controlli (non solo sugli aerei e tutto con i relativi costi), il rallentamento dello scambio di merci da e per gli stati uniti, non é difficile immaginare che l’impatto sull’economia globale sará tremendo e comporterá un’immensa involuzione.
Allora si possono leggere le cose in due direzioni:
1° Il sistema implode nelle proprie contraddizioni: la crescita dell’economia, del know how, degli spostamenti smisurati di merci, capitali (e fra queste e questi, di persone) si mescola con la produzione di ingiustizie, di guerre, di terroristi appositamente creati per qualche settore e, come una serpe in seno, o forse come un serpente velenoso che si morde la coda, il veleno giunge al cuore del sistema e lo destabilizza.
2° Non si tratta di un’implosione ma di un attacco esplosivo dai margini dell’impero, da un competitore “altro” che questo impero riesce a sfruttare, colpendolo nelle sue contraddizioni, per abbatterlo e sostituirvisi. In effetti é verosimile che sia stato qualche gruppo tipo Bin Laden, magari supportato da frange di potere, ma di quelle piú marginali rispetto all’impero. L’indebolimento del potere economico statunitense congiunto alla repressione, probabilmente il ragionamento é questo, compatterá i popoli arabi, verosimilmente anche contro i loro governanti collusi con gli occidentali, e favorirá il nascere di una nazione araba, nuova superpotenza in grado di liberarsi dal giogo cui é sottoposta.
Ma non tutto torna, né con un’interpretazione né con l’altra. I problemi sono tantissimi e toccarli farebbe diventare questo un libro che non sono capace di scrivere e che nessuno avrebbe voglia di leggere.
Solo, prima di finire, vorrei ancora evidenziare una cosa: delle due tattiche a disposizione per gli statunitensi, nessuna sembra in grado di mantenere invariato il loro potere.
Infatti, se decideranno di agire “razionalmente”, di reagire solo contro i terroristi eliminandone ogni supporto possibile e dividendo il potenziale nemico, dovranno allentare il giogo che stringono su vari settori del pianeta per accattivarsene la popolazione riducendo l’ingiustizia che alimenta la disperazione e la sete di vendetta. Divide et impera, in questo caso, é una raccomandazione che si puó seguire solo imperando di meno.
Da ció forse si dovrebbe dedurre che l’altra tattica, quella di colpire tanto forte e tanto duramente da fare terra bruciata attorno a sé e sconfiggere tutti i potenziali nemici sará quella prescelta? Ma anche in questo caso, il potere statunitense avrebbe tantissimi impacci. In primo luogo, una risposta del genere aumenterebbe la base e la volontá di attacchi terroristici, l’economia americana sarebbe sempre piú ostacolata e oberata dai controlli preventivi e l’appetibilitá delle industrie americane, esposte a attentati in tutto il mondo crollerebbe. Senza contare che i loro alleati hanno giá fatto dei pesanti distinguo in questo senso, Francia Inghilterra Germania sono piene d’immigrati, molto piú di noi, e la loro partecipazione si tradurrebbe in un coinvolgimento negli attacchi terroristici da cui si sentono, finora, discretamente immuni. Anche per far sistemare gli alleati tutti sulla stessa barca, gli statunitensi dovrebbero pagare caro e, anche una volta che fossero riusciti a fargli condividere onori ed oneri, ne seguirebbe che tutto l’occidente si troverebbe avviluppato dai problemi di cui sopra, mentre la Cina e altri sono lí, seduti sul fiume ad aspettare cadaveri.
Se poi a questo aggiungiamo che gli strumenti per limitare i danni sono limitati – spremere ancor piú le mammelle delle vacche meno problematiche come l’america latina (subito dopo l’attentato, in Messico il dollaro é salito dalla paritá stabile di 9.5 fino a 11 pesos.) é molto difficile, visto che non c’é piú molto da spremere.
Certo, l’impero é potentissimo, forse riusciranno a imporsi con gli aiuti, forse ne usciranno vittoriosi trasformando la propria economia in una di guerra, pur in una guerra cosí strana da non permettere riconversioni troppo semplici, certo le loro risorse sono enormi, ma se le basi sono cosí poco solide come abbiamo sempre pensato, non é detto che risorgano dal crollo piú forti di prima, senza contare l’effettivo pericolo che attentati anche peggiori vadano a segno, e non necessariamente da parte degli stessi terroristi.
Probabilmente sono queste le considerazioni che muovono gli attentatori. E quel che succederá adesso é tutto da vedere, purtroppo.
Senz’altro, l’unica via d’uscita per il mondo sarebbe quella di eliminare le fonti d’ingiustizia, ma gli statunitensi e i poteri forti di cui sono braccio difficilmente saranno disposti a tanto, mentre neanche i poteri che hanno scatenato questo nuovo scenario sembrano voler perseguire tale prospettiva, che indebolirebbe pure loro.
