Ho sempre la sensazione di qualcosa che non quadra, quando leggo i giornali (e i weblogs): e ne leggo tanti, e diversi fra loro. non so dire esattamente cos’è: la percezione di un disagio, di una truffa, del gioco delle tre carte. potrei fornire esempi, ma sarebbero banali: all’improvviso tutti i pitbull mordono, poi più nulla; all’improvviso tutte le bottiglie d’acqua minerale avvelenano, poi più niente.Ho frequentato gente strana, nella vita. una sera mi trovai a cena con un sedicente ex-colonnello, sedicente ex-collabotore di non so quali (sedicenti?) servizi segreti. ero una ragazzina. non ricordo molto di quel che mi disse (presumibilmente fregnacce), pero’ mi rimase in mente una frase: “la stampa vive di montature. le montature sono controllate dall’alto. non ci si inventano le notizie per gioco. le notizie vengono inventate, diffuse e ingigantite per coprire i buchi vuoti delle notizie che vengono taciute”. puo’ darsi avesse torto o scherzasse. di certo, in questi anni di peregrinazioni balcaniche nel ruolo di scribacchino, di notizie segregate nell’oblio ne ho vedute parecchie; notizie che passano attraverso i meandri del telefono senza fili, sicche’ i morti o i feriti in partenza sono mille e in fase di stampa diventano tre o diecimila, assecondando i desideri politici di questa o quella fazione; ho visto cazzate immani diventare verita’ storiche, eventi non accaduti diventare certezze assolute, eventi accaduti scomparire nella nebbia. le notizie sono solo la punta dell’iceberg. nei giochi letali delle cancellerie, delle banche, delle potenze, delle signorie e delle mafie non soltanto scompaiono i reportages degli eventi: non di rado scompaiono gli uomini. in questi giorni sui giornali sloveni si racconta la storia degli izbriseni: i cancellati. non si capisce neppure quanti siano, e io non oso pontificare che’ ho letto solo articoli a singhiozzo e non ho approfondito la questione; non leggo bene lo sloveno, sicche’ mi devo fidare dei media canonici. il governo sloveno ha parlato di 18.000 individui, ma il comitato per i diritti umani di helsinki ha menzionato 120.000 persone. sono quei cittadini (prevalentemente serbi e bosniaci, ma anche albanesi, macedoni e croati) che nel 1992 vennero privati della citttadinanza. in realta’, il neonato governo di ljubljana diede loro sei mesi di tempo per estendere il permesso di residenza in seguito alla secessione della slovenia dalla jugoslavia: suppongo che dovessero scegliere quale status di cittadinanza dichiarare, non potendo piu’ essere semplicemente jugoslavi. forse a molti di essi la jugoslavita’ stava bene, e non riuscirono a trovare una nuova nazionalita’ su misura. la slovenia, per chi si smarrisce nei labirinti della dissoluzione della jugoslavia, fu la prima nazione a chiamarsi fuori dalla federazione, e la secessione – con qualche scaramuccia bellica – fu indolore, se paragonata ai bordelli di croazia e di bosnia. in realta’ qualcuno deve averci smenato: trascorsi sei mesi di tempo, i cittadini in questione vennero cancellati dall’anagrafe, perdendo i diritti piu’ basilari: la pensione, l’impiego, l’assistenza sanitaria. sono trascorsi dodici anni e cominciano ad affiorare le piccole storie torbide dell’epoca. “a molti vennero distrutte carte d?identita’ o passaporti da parte di impiegati comunali nel momento in cui si recavano presso gli uffici competenti per rinnovarli”, scrive qualcuno (leggi). “11.000 hanno poi lasciato il paese, dei 18.305 rimasti 2.500 sono riusciti ad ottenere la residenza temporanea, mentre altri 4.200 sono tutt’ora senza alcuno status legale. la cancellazione ha portato molti di loro in condizioni di vita precarie, e in molti casi, senza poter rientrare nelle repubbliche d’origine devastate negli anni 90 dalle guerre”, scrive qualcun altro (leggi). e’ stato indetto un referendum (non molto gradito al governo di maggioranza) in cui questa domenica si e’ domandato ai cittadini sloveni se fosse auspicabile che ai cancellati venisse restituita la cittadinanza o meno. il 95% dei cittadini sloveni si e’ dichiarato contrario: i cancellati restano cancellati, e un bel weblog che leggo spesso (carniola.org)che trasmette da ljubljana in inglese oggi ha citato orwell: non solo non esisti, ma non sei mai esistito. credo che tentero’ di fare un giretto in slovenia alla ricerca di uno di questi cancellati d’europa, a cui nessuno dei nostri giornali ha dedicato una riga. sono migliaia, le storie di cancellati nel mondo. in questi giorni cade il decimo anniversario della carneficina in ruanda, ad esempio. come sempre- dopo la lettura della stampa ortodossa – mi faccio un giro fra i weblogs, che dovrebbero essere la quintessenza della comunicazione libera, dell’informazione alternativa. in realta’, i weblogs di sinistra son tutti presi da mesi a sostenere i meravigliosi diritti degli sciiti islamici e consimili, quelli di destra tutti presi da mesi a santificare le magnifiche occupazioni americane in iraq e altrove. l’iraq e’ qualcosa di cui si deve parlare: se ci fosse il mio sedicente ex-colonnello di cui sopra forse mi direbbe: “non essere sciocca: la lobby isrealiana e la lobby islamica pagano parecchio per foraggiare le loro reciproche cause”. chi non ha o non ha avuto lobbies capaci di manipolare l’attenzione dei media (e dei weblogs, che per buona parte ai media ufficiali fanno solo da specchio: bye-bye informazione alternativa), cade nell’oblio. io trovo inquietante che non un weblog di questi paladini dei diritti umani (islamici o yankee, fa differenza?) abbia scritto questa settimana una stracazzo di riga per ricordare un milione di morti. capiamoci: un mondo che riesce a cancellare ventimila ex-sloveni e’ inquietante. un mondo che riesce a cancellare un milione di africani e’ semplicemente uno schifo.

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