La comunicazione mondo.
20 marzo 1994 – 20 marzo 2007: tredici anni dalla morte di Ilaria e Miran
Era il 20 marzo 1994, quando a Mogadiscio in Somalia, furono uccisi barbaramente Ilaria Alpi, giornalista del tg3 e Miran Hrovatin, telecineoperatore free lance. Tredici anni, l’impegno costante di Giorgio e Luciana Alpi e una Commissione Parlamentare, purtroppo non hanno ancora condotto alla verità. Date voce ai vostri pensieri e alle vostre riflessioni su Ilaria e Miran. Ogni vostra mail sarà pubblicata sul sito www.ilariaalpi.it e inviata anche ai genitori di Ilaria e agli amici di Miran, e i colleghi della Videoest. Potete inviare i vostri pensieri a info@ilariaalpi.it. Giorgio e Luciana Alpi, i genitori di Ilaria, desiderano ringraziare anticipatamente tutti coloro che testimonieranno con messaggi, affetto e riconoscimento al loro straordinario lavoro per la ricerca della verità.
OpenNet: cresce il numero di Paesi che imita la censura cinese
La censura internet sta evolvendo e allargando la sua portata, praticata da almeno due dozzine di Paesi e applicata a un numero sempre maggiore di informazioni e applicazioni. È quanto denuncia l’iniziativa OpenNet (ONi), nata con la missione di investigare e denunciare l’uso di tecnologie di filtro e metodi di sorveglianza applicati con scopi censori al web. La soglia di attenzione dell’associazione è salita in seguito alla decisione di una corte turca di bloccare il sito YouTube nel Paese per mettere un freno a commenti ritenuti offensivi nei confronti di Mustafa Kemal Ataturk, fondatore della Repubblica turca. Una decisione che secondo ONi rappresenta “l’attacco più visibile a un sito mai adottato nel mondo”. A fare da modello, ovviamente, la Cina, dotata di uno dei sistemi di sorveglianza del web più estesi e costosi al mondo, costruito con l’aiuto delle tecnologie di molte aziende occidentali. Anche la censura, insomma, ha messo in piedi una serie di ‘best practice’ che vengono imitate e richieste. L’iniziativa OpenNet – realizzata dalla Harvard Law School e dalle Università di Toronto, Cambridge e Oxford – ha analizzato per sei mesi la situazione in 40 Paesi, giungendo a conclusione che anche in molti posti ‘insospettabili’ la censura viene utilizzata, eccome. Sì è notata, anzi, una certa ‘inversione di tendenza’ con molti Paesi che hanno introdotto da poco sofisticati sistemi di sorveglianza. Negli Stati Uniti, ad esempio, secondo il dipartimento di giustizia, l’FBI avrebbe abusato del Patriot Act (varato all’indomani dell’11 settembre per contrastare il terrorismo) per collezionare in maniera del tutto illegale informazioni riservate di decine di migliaia di cittadini. Secondo Ronald Deibert, professore associato di scienze politiche all’Università di Toronto, almeno 10 Paesi si possono identificare come ‘pervasive blocker’, provvedendo regolarmente a impedire ai cittadini di visitare una vasta gamma di informazioni online. Tra questi: Cina, Iran, Arabia Saudita, Tunisia, Birmania e Uzbekistan. Alle tecniche tradizionali di controllo si aggiungono inoltre nuove forme di censura, quali ad esempio, il blocco completo di intere applicazioni – in Cina è successo con Wikipedia, in Pakistan col servizio blog di Google – e l’utilizzo di tecnologie sempre più avanzate come il filtro delle keyword, usato per bloccare l’accesso a determinate informazioni identificando termini ‘sensibili’.
Messico: radio comunitarie a rischio
In seguito all’aumento delle minacce e delle aggressioni contro le stazioni radio comunitarie del Messico, la Commissione interamericana dei diritti dell’uomo (IACHR) ha chiesto al governo messicano di assicurare la sicurezza dei lavoratori delle radio comunitarie e di proteggere la loro libertà di espressione. Le stazioni, aderenti all’ Associazione mondiale radiodiffusioni comunitarie (AMARC), trasmettono nello Stato di Oaxaca, scenario di grandi manifestazioni e di forti contromisure della polizia e dell’esercito nel corso dell’ ultimo anno. Dopo che il personale di Radio Calenda era stato attaccato il 24 e 25 gennaio, l’AMARC-Messico e la Commissione messicana per la Difesa e la promozione dei diritti umani (CMDPDH) hanno chiesto all’IACHR di fare una dichiarazione pubblica. Secondo l’AMARC, gli assalitori erano dei militanti del Partito rivoluzionario istituzionale (Partido Revolucionario Institucional, PRI). L’IACHR aveva in precedenza chiesto la protezione di Voladora Radio, che aveva subito degli attacchi dello stesso tipo nell’ agosto del 2006 a causa della sua attività giornalistica. Dall’ agosto del 2006 Radio Nandía, situata anch’ essa nello Stato di Oaxaca, è stata chiusa senza motivo da autorità che fanno capo al PRI.
Francia: criminalizzati i video citizen journalist?
Il Consiglio costituzionale francese ha dato il via libera alla norma che criminalizza la ripresa o la trasmisisone di filmati di atti di violenza, da parte di persone che non siano giornalisti professionisti. Pene massime previste per i contravventori, 5 anni di carcere e il corrispettivo di quasi 100.000 dollari di multa. La legge riguarda chi è testimone di atti di violenza (non solo quelli della polizia) e li riprende, come anche chi li ridiffonde sul web.
Pilger: Notizie lente (ZNet)
“Prendiamo in esame alcuni esempi recenti e paragoniamoli con le notizie regolari che vediamo su BBC ed altrove. Tenente a mente che i palestinesi sono notizie lente croniche e gli israeliani sono notizie regolari.”
CENSURA 2007. Le 25 notizie più censurate
di Peter Phillips e Project Censored (Nuovi Mondi Media)
“Per trent’anni Project Censored ha raccolto notizie importanti che i principali conglomerati mediatici hanno ampiamente ignorato, dando spazio anche alle più piccole e frammentarie informazioni che potessero generare verità negate. Questa nuova edizione – dall’11 settembre al trattamento dei detenuti Usa in Aghanistan e in Iraq, dallo stato degli oceani mondiali ai rischi legati agli OGM, dalla morte di Milosevic nel sistema della propaganda allo studio sulla parzialità di Associated Press – ribadisce il carattere fondamentale del progetto: non importa quale sia l’argomento in questione, in ognuno il tema comune rimane la messa in discussione dell’ideologia convenzionale”.
Italia: vietato spiare i dipendenti nel web
I datori di lavoro pubblici e privati non possono controllare la posta elettronica e la navigazione in Internet dei dipendenti, se non in casi eccezionali. Lo ha stabilito il Garante per la Privacy, rilevando che “spetta al datore di lavoro definire le modalità d uso di tali strumenti ma tenendo conto dei diritti dei lavoratori e della disciplina in tema di relazioni sindacali”. Il Garante prescrive innanzitutto ai datori di lavoro di informare con chiarezza e in modo dettagliato i lavoratori sulle modalità di utilizzo di Internet e della posta elettronica e sulla possibilità che vengano effettuati controlli. Il Garante vieta poi la lettura e la registrazione sistematica delle e-mail così come il monitoraggio sistematico delle pagine web visualizzate dal lavoratore, perché ciò realizzerebbe un controllo a distanza dell attività lavorativa vietato dallo Statuto dei lavoratori. Per quanto riguarda Internet è opportuno ad esempio individuare preventivamente i siti considerati correlati o meno con la prestazione lavorativa; utilizzare filtri che prevengano determinate operazioni, quali l’accesso a siti inseriti in una sorta di black list o il download di file musicali o multimediali. Il Garante ha chiesto infine particolari misure di tutela in quelle realtà lavorative dove debba essere rispettato il segreto professionale garantito ad alcune categorie, come ad esempio i giornalisti.
Israele: arrestato direttore di una televisione
Il Committee to Protect Journalists (CPJ) denuncia ll’arresto, da parte dell’Israel Defense Forces, di Nabegh Break, direttore della televisione Sanabel T, situata nella città di Nablus. Secondo le informazioni del CPJ, i soldati israeliani sono penetrati nell’appartamento di Break, hanno ordinato alla famiglia di andarsene e hanno portato il giornalista al primo piano dello stabile dove sono gli uffici della Sanabel Tv. Dopo due ore di “interrogatorio” i militari hanno sequestrato i computer e altro materiale, e hanno portato Break al centro di detenzione israeliano di Hawara, al sud di Nablus, dove si trova tutt’ora senza un’accusa a suo carico.
Tunisia: ancora media francesi censurati
(Fonte: Reporters sans frontières)
Un’edizione del quotidiano Le Monde, così come due numeri del settimanale Le Nouvel Observateur sono stati censurati in Tunisia. Stesso trattamento per il sito web del quotidiano Libération. Tutti e tre i giornali avevano pubblicato articoli del giornalista tunisino Taoufik Ben Brik, molto critici nei confronti del presidente tunisino Zine el-Abidine Ben Ali. Molte pubblicazioni della stampa francese sono attualmente vietate in Tunisia, fra cui i settimanali Charlie Hebdo e Le Canard enchaîné. Le autorità tunisine hanno anche l’abitudine di autorizzare la distribuzione di un numero molto limitato di esemplari dei vari giornali francesi allo scopo di premunirsi dall’accusa di censura.
Potresti vivere senza media per 4 giorni?
Dodici studenti di comunicazione alla Seattle University ha sperimentano sulla propria pelle quattro giorni di “privazione dai media”: senza iPod, senza blog su MySpace, senza The Daily Show, etc. Ogni studente ha barato. Il commento di uno degli studenti sotto osservazione è stato d’altronde: “il silenzio era sconvolgente”
