La storia è la realizzazione di un sogno nel viaggio stesso che ci porta a sfiorarlo. Lo scenario è l’orizzonte più estremo, la continua differenza della natura con l’uomo, il rapporto tra uomo e natura come lotta di amanti che non sapranno mai veramente convivere senza che qualcuno, uno dei due, rinunci a se stesso. Questo è “Into the Wild”…
Tratto dal romanzo di Jon Krakauer, il film riporta la grande avventura di Christopher J. Mccandless, fatta, allo stesso tempo, della rinuncia della propria identità sociale e dell’inseguimento della meta più estrema e difficile, come della ricerca estenuante della verità di se stessi che raggiunge alla fine dei suoi giorni riscoprendo il suo nome, la sua identità originaria, i suoi affetti disconosciuti e, con essi, anche quel ruolo e quel percorso di vita da cui era fuggito.
Girato con maestria, toccante, tecnicamente interessante e non banale in molte delle scelte adottate (penso ad esempio alle immagini sognanti della città in cui Christopher rischia di perdersi), è sicuramente un film riuscito: non c’è dubbio…
E’ pur vero che la cultura americana si è sempre lasciata sedurre dalla tentazione di uscire dai binari dei percorsi di vita codificati e che queste contraddizioni le ha sempre covate dentro di sé, riconducendole a se stessa, facendole proprie, come ramificazioni – impazzite ma sagge come solo la pazzia può essere – dell’american dream.
Piccolo inciso per capirci: pensiamo all’esperienza registica di Oliver Stone – di cui non mettiamo assolutamente in dubbio le qualità anche tecniche – acclamato enfant terrible di Hollywood quanto esponente integrato di tale contesto.
E allora spuntano queste figure illuminate e illuminanti che ci parlano di “cose”, di società e di clichés: chi si ricorda il dialogo sul divano di Kevin Spacey con la moglie in American Beauty (Sam Mendes 1999)? anche lui dice “sono solo cose”… figure ai margini, personaggi che percorrono scelte radicali e strade non battute che riscoprono i grandi temi del libero arbitrio come gli interrogativi sulla libertà. E di cui una parte di noi non può che subire il fascino eversivo.
Ma, ancora, esperienze il cui messaggio conclusivo va e deve essere riportato negli schemi di lettura di quella società contro cui si scaglia ma da cui nasce e di cui si nutre: non è un caso che Christopher sia figlio di famiglia borghese benestante che mette in scena stereotipi di coppia, di genere e dei terreni biografici e relazionali codificati da cui difficilmente la/le società dell’ultimo ventennio può riuscire davvero ad affrancarsi. E non è un caso che il suo viaggio alla sua ricerca del sé, del suo specchiarsi nella natura più selvaggia per ritrovare la propria verità identitaria culmini con la comprensione dell’importanza dello specchio dell’altro, del suo sguardo e della sua presenza, del suo esserci per leggittimare non solo quella scoperta ma la felicità stessa, per rendere vera la propria esperienza. La propria pienezza, la propria verità è nella verità dell’altro.
Riconciliandosi, nel suo ultimo respiro, tra cielo e terra, con quel mondo e quella società da cui era partito per non tornare, fatta di costrizioni e controllo, violenza e segni di ferite incurabili, di una famiglia che odiava e di valori non condivisi e della sola libertà di non scegliere.
Scheda Film
Regia Sean Penn
Interpreti principali Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Jena Malone, Brian Dierker, Catherine Keener, Vince Vaughn, Kristen Stewart, Hal Holbrook.
Genere Drammatico, colore 148 minuti
Produzione USA 2007
Distribuzione Bim

HO AMATO MOLTISSMO IL FILM ED ALLO STESSO TEMPO DETESTATO L’IPOCRISIA ALLA QUALE IMMANCABILMENTE SOTTOSTIAMO NELLE NOSTRE VITE, CHE CI IMPEDISCE UNA COMUNICAZIONE SINCERA E PROFONDA DEL NOSTRO ANIMO ED UNA VERA CONDIVISIONE DEI SENTIMENTI. PENSO CHE LA CHIAVE DI LETTURA SIA IL RAPPORTO FINTO CHE HA CON I GENITORI, NON PER COLPA DEI GENITORI STESSI….PER QUANDO MATERIALISTI E POCO INTUITIVI…MA PER IL RUOLO CHE EGLI STESSO RECITA NELLA COMMEDIA FAMIGLIARE, DOVE NON ESPRIME SE’ STESSO NE’ COMBATTE PER I PROPRI IDEALI, MA SI NASCONDE INVECE E SI LOGORA DENTRO, GIUDICANDO SENZA AUTOCRITICA E PRETENDENDO DI ESSERE CAPITO SENZA ESPRIMERSI. OGNI ADOLESCENTE SI PUò IDENTIFICARE CON TALE SUPERBO EGOISMO, IN GENERE TORNIAMO SUI NOSTRI GIUDIZI CON PIù COMPRENSIONE, IN EFFETTI L’HA FATTO ANCHE LUI…SORPRENDE COME RIESCA AD ESSERE COMPRENSIVO E MATURO CON CHIUNQUE, TRANNE CHE CON I PROPRI GENITORI. HA UNA PAROLA DI CONFORTO PER GLI ALTRI…NON HA PAROLE BUONE PER I SUOI, MA LA SUA VITA è STRETTAMENTE CONNESSA AL RAPPORTO GENITORI-FIGLIO, COME PENSO QUELLA DI OGNUNO DI NOI…VIVE DUE VITE SEPARATE NELLA SPERANZA CHE S’INCROCINO…E FORSE SI SONO INCONTRATE