Negli ultimi anni l’impatto delle attività culturali sono diventate via via più importanti in Europa, specialmente – come dimostrato dal settore delle imprese creative – come fattore di sviluppo economico. Le nozioni di “attività culturali” e “imprese creative” comprendono una varietà di attività circa la creazione, produzione, distribuzione e consumo di prodotti simbolici come musica, teatro, danza, arti visuali, radio e televisione. Comprendono anche certi aspetti della tradizione culturale. Queste “cose” sono diventate essenziali nella vita delle persone e della coscienza collettiva.
In prima battuta l’insediamento delle imprese creative in un’area metropolitana ha un influsso sul processo di rigenerazione del tessuto urbano. Sia che si parli di vecchie aree industriali dismesse che di quartieri dormitorio o, in alcuni casi, centri storici abbandonati, l’arrivo di attività culturali presenta sempre un’occasione di sviluppo e riuso del territorio con riqualificazioni degli edifici e con essi degli usi e delle funzioni della città. Ciò che era un’area industriale diventa un luogo di produzione immateriale, un centro del divertimento di massa, area direzionale, nuove zone residenziali o centri ricreativi.
Il processo di rigenerazione urbana porta con sè alcuni vantaggi ed alcuni svantaggi. Nella colonna degli effetti positivi c’è infrastrutturazione che segue o, a volte, anticipa il fenomeno. Banda larga, linee di trasporto su ferro, piste ciclabili, aree pedonali sono realizzazioni collaterali che accompagnano ed attraggono nuove imprese creative. L’aspetto negativo al contrario è il rischio di svendere il patrimonio pubblico o semi-pubblico (vedi le cartolarizzazioni di immobili di aziende a capitale pubblico) per fare cassa favorendo pure e semplici speculazioni edilizie che distruggono, invece che rigenerare, il tessuto urbano.
Una città “rigenerata” crea un tessuto sociale che favorisce importanti eventi sociali soprattutto per i più giovani in età scolastica. Un’alta offerta di attività culturali favorisce infatti non solo l’inclusione degli under 25 nella vita sociale e culturale metropolitana, ma ne favorisce anche la partecipazione alle decisioni che interessano il territorio. Soprattutto laddove le Istituzioni locali si assumono l’onere di aprire percorsi di questo genere (concorsi di idee, laboratori di quartiere, agende 21…). Le ricadute per la collettività sono eccezionali in quanto si tagliano le radici a fenomeni tipici delle aree periferiche e degradate: teppismo, vandalismo e devianza.
E’ evidente che la chiave di volte di questo quadro è la sostenibilità economica di questi interventi. Laddove non si ha sviluppo e produzione di ricchezza non esiste nemmeno il dividendo sociale da redistribuire negli interventi sopra citati. Soprattutto per i giovani la condizione di disoccupazione e di prolungata precarietà costituisce un blocco determinante per il completo dispiegarsi del proprio potenziale umano, sociale, economico e, ovviamente, creativo.
Siccome è ormai un dato che i principali motori, a livello geografico, dello sviluppo economico sono le città questo tassello diventa davvero decisivo. D’altronde, dpo la rivolta delle banlieu parigini così come quelle delle periferie nere di Los Angeles, abbiamo ben presente cosa può produrre un’eccessiva disparità di ricchezza e di accesso ai servizi tra i quartieri (e le annesse popolazioni).
Dobbiamo ammettere che lo sviluppo economico vissuto durante la globalizzazione degli ultimi 15 anni ha inciso in maniera negativa sulla composizione sociale delle città europee e come questa è divenuta il principale ostacolo al miglioramento della qualità di vita delle aree urbane. Solo lo sviluppo di economie locali hanno chances di superare questo gap e rimettere in moto i processi positivi realizzati tramite le imprese creative.
Può essere un circuito virtuoso. La riqualificazione urbana, l’investimento in nuove tecnologie, le facilitazioni alle imprese creative ed a quelle giovanili possono essere elementi cruciali di una strategia che punta all’accrescimento del potenziale economico di una città o area metropolitana che sia:
- Investire in ICT, banda larga e servizi online produce benefici a pioggia su tutte le fasce di reddito e generazionali oltre che costituire una dotazione minima per imprese che producono soprattutto beni simbolici ed immateriali;
- il sostegno tramite incentivi, defiscalizzazioni o semplicemente fornitura di servizi o riduzione della burocrazia consente anche alle amministrazioni locali di influire sull’andamento economico;
- reti microcredito, banche del tempo e gruppi di acquisto forniscno reti di protezione dal basso che favoriscono la socialità e la creazione di un senso di comunità, se non necessario, utile alla riduzione dei social divide.


Italia in ritardo sulle infrastrutture TLC: premiamo i colpevoli?
Comunicato Stampa Assoprovider
Ci stupiscono le recenti dichiarazioni di Calabrò che dopo oltre 3 anni di presidenza dell’Authority pare accorgersi solo oggi della grave situazione debitoria di Telecom priva di “un cash flow sufficiente” agli investimenti nelle NGN.
Ci chiediamo dove fosse l’Authority quando Telecom ha ceduto assets importanti, quali le centrali, in cui sono custoditi i doppini e i macchinari della rete più importante del Paese, costringendosi al pagamento di un affitto annuo da 38 milioni di euro e trasformandosi così da società indebitata a mostruosamente indebitata. E Telefonica? Forse non conosceva la situazione economica di Telecom prima di acquistarla? Non sapeva che la separazione era chiesta a gran voce da tutti compresa l’Authority?
Se la cattiva gestione di una grande società che, nonostante gli entusiasmi di Calabrò, continua a detenere circa l’80% del mercato ha provocato l’impossibilità di effettuare investimenti (quando operatori come Vodafone sostengono che per investire in fibra e’ sufficiente il 40% del mercato) lo scotto non lo può pagare il mercato e la collettività.
Secondo Calabrò “Solo Italia e Inghilterra hanno sviluppato una regolazione così avanzata della rete di accesso”. Con la differenza che British Telecom detiene meno del 30% del mercato; semmai abbiamo il primato per i costi amministrativi, le multe, i comportamenti scorretti, la pubblicità ingannevole, etc.
Il libero mercato si fa garantendo le stesse condizioni di accesso alle imprese: bisogna quindi rimodulare i diritti amministrativi secondo un criterio progressivo come indicato nell’emendamento al decreto 112 proposto in modo bipartisan dagli On. Ventucci (PdL) e Ciccanti (UDC). Un provvedimento in tal senso sarebbe a costo ZERO per lo Stato e consentirebbe alle imprese di investire in infrastrutture in fibra ma anche in Radio senza inutili ed esose barriere di ingresso.
A tal proposito facciamo notare al presidente dell’Agcm Catricalà che è giusto utilizzare per lo sviluppo della larga banda le “tecnologie che appaiono più efficienti nei diversi contesti geografici ed economici” ma fino ad oggi i maggiori risultati contro il Digital Divide sono venuti dal WiFi: per una volta protagonista non è stata la finanza ma l’imprenditoria, con il risultato di oltre il 10% dei comuni coperti a soli 3 anni dal decreto Landolfi. “Forse” a queste imprese dovrebbe essere data la possibilità di accedere a nuove risorse, anche ma non solo Unlicensed.
Crediamo importante far passare il principio per cui, in caso di finanziamenti pubblici o altre agevolazioni il cui costo ricada sulla collettività, ci debba essere lo stesso diritto di accesso alle infrastrutture da parte di tutti i players presenti sul mercato attraverso listini wholesale. Crediamo infine sia necessario vigilare attentamente sulla trasparenza e congruità economica dell’esecuzione di tali infrastrutture assegnando un ruolo di supervisione alle associazioni di categoria del settore. Solo così si potranno garantire e individuare aree di intervento rispondenti alle esigenze della collettività e non agli interessi di uno specifico operatore.
LINK AL COMUNICATO
http://www.assoprovider.it/index.php?option=com_content&task=view&id=197&Itemid=1
segnalo l’esperienza di Bogotà, a molti poco nota….. Nell’ultimo decennio questa megalopoli colombiana si è trasformata in un modello per tutto il mondo. Le infrastrutture e la scelta dell’ecocompatibilità prima, ma non solo: la bellezza, lo sviluppo della cultura sono oggi le parole d’ordine dell’attuale sindaco socialista Garzòn. la possibilità pre le imprese creative di poter attecchire è strettamente connessa ad una Urbanistica con’U maiuscola, Weltanschaung. Interventi parziali o elettoralistici hanno in genere l’effetto opposto. Ho seguito con una certa disillusione l’iter delle iniziative di recupero dei cinema dismessi a Roma, su cui presto cercherò di ricostruire la triste cronistoria, a partire dal noto cinema Apollo: acquistato dal Comune nel 2002 a sette miliardi di vecchie lire, è ancora in attesa di essere ristrutturato. Il progetto è ingessato dal corto circuito tra gli interessi dei gruppi di potere locali ed una burocrazia geriatrica e compiacente. oggi l’impresa creativa nata intorno a quel progetto, che coinvolse artisti ed intellettuali come Ghezzi, Moretti, Garrone e tanti altri meno noti, la cd “società civile”, langue nella delusione di qualcosa che avrebbe potuto essere e non è stato. Interroghiamoci sulla disintegrazione della città, ed al tempo stesso sulla inevitabilità del cambiamento, che va guidato perchè sia trasformazione e non entropia.