“Non è possibile andare avanti sempre così, vedendo continuamente nuvole che passano e a volte una colomba“.
Brasile, Mato Grosso do Sul. La foresta, il fiume e distese di coltivazioni: specchi di due realtà e culture – Guarani Kaiowà e fazendeiros - che reggono la loro convivenza sulla miseria, lo sradicamento e l’emarginazione dell’una, sugli accattivanti stilemi conformistici dell’occidentalizzazione, l’appoggio del potere politico, l’economia di mercato dell’altra. Sul rapporto maggioranza prevaricatrice / minoranza dispersa.
Economia di mercato che è l’indebitarsi e il ridursi alla fame del proprio gruppo etnico; convivenza che è esclusione di spazi e perdita delle proprie radici e che trova rielaborazioni culturali in cui tradursi per non soccombere.

Si vedano in questo senso momenti come “la mucca ci è nemica” perché è simbolo del disboscamento e della conversione della foresta in pascoli, dell’allevamento contro la caccia, principale pratica tradizionale, e contro la memoria di essa, che le giovani leve, nei loro goffi scimmiottamenti, già stanno perdendo. O ancora lo spauracchio del suicidio, della disperazione e della morte al di fuori dei percorsi definiti dalla cultura e dalla comunità, della debolezza che rende facili prede del pericoloso ãngue, a cui reagire urlando contro i corpi abbandonati a testa in giù sotto la terra con le loro cose (guarda caso telefonini…). Di cui disfarsi, e in fretta! per evitare di essere contagiati, nel dolore, dal dolore: bruciando, nel bruciare la casa, tutte le tracce della sua esistenza brutalmente passata.
Fotografie di un mondo ai margini, che dai margini di una prima inquadratura si fa protagonista di un’indagine che conclama e denuncia il disagio e i rischi del disagio, viene alla ribalta, avvicinandosi a poco a poco al fuoco della macchina da presa oppure raggiungendo, camera a mano e in movimento, viso e tormento di chi, come Oswaldo, va in cerca del suo ruolo nel gruppo, si sforza di intonare canti e grida tradizionali, affronta e vince ãngue… Insegue il racconto della sofferenza e del disagio attraverso la finzione sicura di temi noti, tentando di documentare – ed è forse questa la grande pecca del film: non aver mai scelto tra “finzione” e “documento” – nel racconto di finzione sofferenze e disagi così reali che trasudano dalla pellicola, quasi si toccano guardando il film, e che il film, con i suoi dialoghi, non trova le parole per esprimere.
Parole che i Guarani Kaiowà non hanno, non ricordano più.
La citazione di Cortazar, in intro a queste associazioni libere su “La terra degli Uomini Rossi” di Marco Bechis, sembrerà ai più – magari a quel nugolo di lettori casualmente abituali che spero continuino ad inciampare per caso/ talvolta/ogni tanto tra le mie righe… – il solito volo pindarico, o per rimanere in tema (ma anche no) la solita colomba di Kant che si vorrebbe librare leggera fino a perdere il contatto con la sua materia e la sua stessa possibilità di vivere e di volare: l’aria. E forse lo è, perché negarlo.
È vero però che nei paesaggi in cui ci perdiamo mentre i Guarani perdono, battendo terreni di passi sordi e inesorabili, la loro identità, nelle semi-soggettive con cui leggiamo il loro dramma e ne tentiamo una, per quanto sincera/sentita, pallida e ormai tarda denuncia, nella vittoria, una su tre morti suicide, che viene strappata all’ultimo ad ãngue ma che può vale solo fino alla prossima disperazione, non posso che vedere l’ineluttabilità di un corpo morto, riverso a terra, una smorfia di dolore forse e gli occhi puntati fissi irrimediabilmente al cielo.
Dove passano nuvole e a volte una colomba.
Chi non l’ha ancora visto sa cosa fare stasera, gli altri mi tollerino ancora una volta per questa volta…
E si tranquillizzino, perché anche stavolta come tutte le volte “smetto di scrivere perché smetto di scrivere”.
SCHEDA FILM
Titolo Originale: BIRDWATCHERS
Regia: Marco Bechis
Interpreti: Abrisio da Silva Pedro, Alicelia Batista Cabreira, Claudio Santamaria, Matheus Nachtergaele, Ademilson Concianza Verga, Ambrosio Vilhava, Chiara Caselli, Fabiane Pereira da Silva
Durata: 1h48
Nazionalità: Italia, Brasile 2008
Genere: drammatico

