Giunto al diciassettesimo anno, il Buy Nothing Day viene celebrato ogni novembre dagli ambientalisti, gli attivisti e i cittadini impegnati in oltre sessantacinque paesi del mondo. Nel corso degli anni il Buy Nothing Day (seguito dal Buy Nothing Christmas) è cresciuto tanto da divenire un movimento globale di riferimento per quei cittadini del mondo che intendono ridimensionare il loro stile di vita e diminuire sensibilmente gli acquisti.

Il giorno del Buy Nothin Day viene fatto coincidere con il Black Friday (il giorno successivo al Giorno del Ringraziamento e che quest’anno cadrà venerdì 28 novembre) negli Stati Uniti e con il giorno convenzionalmente stabilito per il via internazionale allo shopping natalizio (sabato 29 novembre). La celebrazione assume aspetti diversi, da una tranquilla passeggiata con la famiglia alle feste gratuite organizzate in zone non commerciali della città, da manifestazioni di protesta al taglio delle carte di credito fino a frizzi e lazzi di ogni genere. La partecipazione è aperta a tutti, unica regola: non bisogna spendere niente.

L’evento viene seguito da giganti della comunicazione come CNN, USA Today, MSNBC, Wired, BBC, The Age e CBC e negli ultimi anni ha suscitato sempre più interesse nella gente spinta dalla crisi economica a ricercare alternative al consumo sfrenato.

Quest’anno gli organizzatori del Buy Nothing Day affronteranno apertamente il crollo dell’economia chiedendo ai cittadini, ai politici e agli esperti di fornire un’analisi dell’attuale crisi.

“Basta andare solo un po’ oltre la superficie per capire che il crollo dell’economia mondiale non è un problema di liquidità, di derivati tossici o di mancanza di controllo dei mercati, ma è un problema di cultura”, afferma Kalle Lasn, cofondatore della Adbusters Media Foundation. “Alla radice della crisi che stiamo attraversando c’è la nostra cultura dell’eccesso e del consumo scriteriato, quella cultura dello spendere e del prestito glorificata nello scorso decennio.”

Il crollo dell’economia e la crisi ecologica dei mutamenti climatici potrebbero segnare l’inizio di un grande mutamento culturale, l’alba di una nuova epoca: l’età del post-materialismo.

“Uno stile di vita più semplice e ridimensionato – in cui non ci si ritrovi sommersi dai debiti – potrebbe essere la risposta giusta a questa vita”, continua Lasn. “Vivere entro le proprie possibilità ci permetterebbe di essere felici e sereni come non siamo più ormai da anni.”

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