Un festival per le periferie

On 02/10/2008, in Uncategorized, by newbrainframes

Di periferie, di aree marginali urbane, si parla molto nelle cronache. Rappresentate il più delle volte come luoghi dell’insicurezza, del degrado, dell’abbandono, nel discorso mediatico esse appaiono piatte, vuote, senza vitalità e condannate all’immobilismo. Uno stereotipo tutto funzionale ad una politica di emergenza continua, che mira ad accrescere il senso di insicurezza, individuare – inventare – nemici pubblici e avallare nuove forme di autoritarismo e controllo sociale.

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Negli ultimi anni l’impatto delle attività culturali sono diventate via via più importanti in Europa, specialmente – come dimostrato dal settore delle imprese creative – come fattore di sviluppo economico. Le nozioni di “attività culturali” e “imprese creative” comprendono una varietà di attività circa la creazione, produzione, distribuzione e consumo di prodotti simbolici come musica, teatro, danza, arti visuali, radio e televisione. Comprendono anche certi aspetti della tradizione culturale. Queste “cose” sono diventate essenziali nella vita delle persone e della coscienza collettiva.

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Città come bene comune

On 25/08/2008, in Uncategorized, by newbrainframes

Riporto un editoriale del sito eddyburg.it che propone una riflessione sulla città come bene comune. Credo sarebbe utile che si iniziasse anche qua a riflettere sulla città come tema di vita (e quindi di politica) oltre che di mera urbanistica. Parallelamente segnalo anche l’articolo di Ilvo Diamanti sul rapporto parallelo che intercorre tra crescita delle nostre città e la riduzione degli spazi della socialità.

Si parla spesso di “città come bene comune”. Su questo tema abbiamo promosso un appello, sottoscritto non solo da urbanisti ma anche da sociologi, economisti, archeologi, scrittori, artisti, musicologi, architetti, giornalisti…”La città come bene comune” sarà al centro di un seminario e un workshop che eddyburg, con numerose altre associazioni e gruppi italiani ed europei, sta organizzando all’European Social Forum di quest’anno.
Ma che cosa intendiamo con questa espressione?

Affermare che la città è un bene comune significa in primo luogo riconoscere che essa è un bene, non una merce; qualcosa che vale di per sè, non in quanto può essere scambiato con altri beni o con la moneta. Comune, quindi non individuale: un insieme di elementi materiali e immateriali che solo temporaneamente e occasionalmente possono essere goduti o fruiti da uno dei membri della comunità, ma che appartengono alla comunità nel suo insieme.
Il nocciolo della definizione sta nel processo stesso di formazione (di invenzione) della città: nel suo essere nata in funzione del soddisfacimento di esigenze che i singoli individui, famiglie, tribù non erano in grado di soddisfare senza unirsi, collaborare, condividere. E infatti la città, nei suoi più alti momenti fondativi, si organizza e diventa forma compiuta attorno ai luoghi delle attività e delle funzioni comuni. La piazza, il luogo dello scambio e del rito, dell’incontro e della rappresentazione,della concentrazione degli edifici e dei servizi pubblici, è l’essenza e il simbolo della città.
Da qui, dalla storia stessa della città, il ruolo determinante degli spazi pubblici, della loro fruizione aperta, della loro appartenenza pubblica, della loro gestione condivisa. Lo si comprese lungo quel percorso culturale, sociale e politico che condusse agli “standard urbanistici”. E da qui, dalla perdita di un simile ruolo, dalla negazione e dalla privatizzazione degli spazi pubblici, la testimonianza e, al tempo stesso, una causa rilevante della crisi della città e della società.

Negli stessi anni in cui si raggiunse l’obiettivo degli standard urbanistici si inventò un’espressione nuova per un’altra rivendicazione sociale, che si apparenta a quella per gli spazi pubblici: la casa come servizio sociale. Con questa espressione non si affermava che si dovesse provvedere a soddisfare gratuitamente, o a un prezzo “politico”, alla casa per tutti, ma che il soddisfacimento dell’esigenza di un’abitazione inserita in un complesso di opportunità e servizi urbani era un diritto per ogni cittadino, qualunque fosse il suo reddito, e che toccava al governo pubblico provvedervi, sia regolando il mercato privato sia impegnandosi in provvedimenti specifici per chi ne avesse maggior bisogno. Quella rivendicazione (è il caso di ricordarlo) gradualmente condusse a una politica della casa molto articolata, che partiva da una consistente riduzione del peso della rendita fondiaria sul costo degli alloggi, alla programmazione dell’intervento pubblico di sostegno all’edilizia a particolari condizioni d’accesso, alla regolazione infine del prezzi nello stesso mercato privato.

Affermare che la città è un bene comune significa quindi riallacciarsi a questi due temi: la centralità degli spazi pubblici e il carattere sociale della residenza. E significa anche collegarsi a un altro rilevante principio, presente da tempo nella letteratura mondiale: il diritto alla città. Se quest’ultima espressione si riferisce principalmente ai soggetti – ai cittadini – si può dire che la città come bene comune rappresenta lo stesso concetto dal punto di vista dell’oggetto – la città – che al soddisfacimento di quel diritto è ordinato. Pensare e organizzare la città come bene comune è un modo (l’unico modo) di garantire a tutti il diritto alla città.

È facile comprendere quanto oggi i principi espressi da quei termini siano minacciati.
Lo si coglie dalle parole stesse che sono divenute di moda nel parlare delle città, e nelle pratiche che a quelle parole fanno seguito. Si rifletta alla parola competizione, che sembra dover costituire il perno delle politiche urbane di questi anni. Ogni città deve competere con tutte le altre, deve accrescere le sue “qualità” e le sue “prestazioni” non per accrescere il benessere dei suoi cittadini ma per attirare meglio delle altre i suoi acquirenti: gli investitori, i turisti, i finanziatori di eventi. La povertà non va sconfitta nelle sue cause, va nascosta per tenere alto il “decoro” della città. È, insomma, la città che diventa merce, che si offre sul mercato gareggiando con le altre per sconfiggere la concorrenza. Avete mai riflettuto che dei due significati di questo termine, “correre insieme” e “correre l’uno contro l’altro”. ha nettamente prevalso il secondo?
E lo si coglie nei fatti. Ma di questi ci siamo occupati a lungo nei precedenti eddytoriali, e nell’articolo scritto in questi giorni per la rivista Left, ad essi rinviamo i lettori.

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Imprese creative 07/2008

On 04/07/2008, in Uncategorized, by newbrainframes

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Media Connection 06/2008

On 16/06/2008, in Uncategorized, by newbrainframes

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Ascesa e declino delle industrie culturali

On 02/11/2007, in Uncategorized, by newbrainframes

Le dinamiche territoriali delle industrie culturali urbane.

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QUANDO: sabato 24 febbraio, ore 10.30
DOVE: Casa delle Culture, via S. Crisogono 46 (Roma)

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Urbanizzazione del Mondo

On 04/01/2007, in Uncategorized, by newbrainframes

FESTIVAL DELLA SCIENZA – LE ETA’ DELLA VITA

Marc Augé
Stefano Boeri

QUANDO 15/01/2007, ore 21
DOVE Roma, Auditorium, Sala Sinopoli
Biglietti: Ingresso libero
Info 06 80.241.281

L’antropologo francese Marc Augé e l?architetto Stefano Boeri si confrontano sul tema dell?urbanizzazione del mondo, un fenomeno che progressivamente conduce alla nascita di nuove forme di mobilità, attraverso la crescita dei grandi centri urbani e l’apparizione di filamenti urbani che saldano tra di loro le città esistenti lungo le vie di circolazione, i fiumi o le coste marittime. Le città più importanti oggi non possono essere analizzate senza prendere in considerazione le loro infrastrutture stradali, ferroviarie e aeroportuali. Il legame con l’altrove è parte integrante del nuovo urbanismo. L’urbanizzazione esprime dunque tutte le contraddizioni di un sistema come quello della globalizzazione, il cui ideale di libera circolazione dei beni, delle idee, delle informazioni e degli esseri umani è notoriamente condizionato dalla realtà dei rapporti di forza che dominano il mondo, e si presenta sotto due aspetti contradditori ma indissociabili: da una parte il mondo è una città (la «metacittà virtuale» evocata da Virgilio), in cui lavorano gli stessi architetti, dove si ritrovano le stesse imprese economiche e finanziarie, dove circolano gli stessi prodotti e le stesse merci; d’altra parte, la grande città è un mondo dove si ritrovano tutti i conflitti del pianeta, conseguenze dello scarto crescente tra i più ricchi dei ricchi e i più poveri dei poveri, il terzo e il quarto mondo, le diversità etniche e religiose, etc… Uniformità da una parte, diversità dall’altra. Il mondo-città e la città-mondo appaiono intrecciati l’uno all’altra, ma in modo contraddittorio: il mondo-città rappresenta l’ideale e l’ideologia del sistema della globalizzazione, mentre nella città-mondo si esprimono le contraddizioni e le tensioni storiche generate dal sistema.

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Intervista a Sten

On 26/07/2006, in Uncategorized, by newbrainframes

saint by stenPropongo un’intervista “rubata” ad un rappresentante della street art romana, uno stenciller i cui lavori sono visibili nelle principali città italiane. Parlo con lui del suo lavoro con gli stencil, del ruolo dell’artista nella società e di tanto altro. Lui si firma Sten. Ma la sua identità rimane avvolta nel mistero e la sua figura sfugge ad ogni identificazione.

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Unfinished Cities – Città incomplete

On 02/02/2006, in Uncategorized, by newbrainframes

DOVE: Akademie Hanseatenweg, Studio 1

I fenomene di uno sviluppo ed un’urbanizzazione urbana multi-livello sono al di là degli obiettivi del contesto culturale contemporaneo. Mentre i paesi industriali tradizionali si stanno occupando di città che si spopolano, poche megalopoli collassano,  in particolare in America Latina, Asia e Africa, all’interno di un’enorme crescita senza controllo. Il panel “Unfinished Cities” presenta punti di vista che considera questo tipo di crescita non eccessiva ed insicura, ma una potenzialità. L’immagine di una cittò permanentemente incompleta, insicura e complessa crea la nuove costellazioni degli spazi che accelerano le pratiche urbane di occupazione e creazione di nuove forme di sfere pubbliche, perciò prevenendo qualsiasi chiusura.

Moderatore: Regina Bittner (de)
Partecipanti: AbdouMaliq Simone (za/uk), Orhan Esen (tr)

In cooperazione con l’Agenzia federale per l’educazione civica

Maggiori informazioni:
http://www.transmediale.de/site/conference.html

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