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	<title>newbrainframes &#187; città</title>
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	<description>associazione culturale – 00100 – Roma (Italia)</description>
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		<title>Un festival per le periferie</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2008 11:43:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Di periferie, di aree marginali urbane, si parla molto nelle cronache. Rappresentate il più delle volte come luoghi dell’insicurezza, del degrado, dell’abbandono, nel discorso mediatico esse appaiono piatte, vuote, senza vitalità e condannate all’immobilismo. Uno stereotipo tutto funzionale ad una politica di emergenza continua, che mira ad accrescere il senso di insicurezza, individuare &#8211; inventare [...]]]></description>
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<p>Di periferie, di aree marginali urbane, si parla molto nelle cronache.  Rappresentate il più delle volte come luoghi dell’insicurezza, del degrado,  dell’abbandono, nel discorso mediatico esse appaiono piatte, vuote, senza  vitalità e condannate all’immobilismo. Uno stereotipo tutto funzionale ad una  politica di emergenza continua, che mira ad accrescere il senso di insicurezza,  individuare &#8211; inventare &#8211; nemici pubblici e avallare nuove forme di  autoritarismo e controllo sociale.<span id="more-2341"></span></p>
<p>Ma le periferie sono, per ogni città, il  luogo della trasformazione e del dinamismo. La storia di ogni città passa  necessariamente per la storia delle sue periferie, attraverso un meccanismo di  esclusione/inclusione che nel corso degli anni modifica ed estende i confini  delle aree urbane. Qui di volta in volta la città contemporanea si ridefinisce,  producendo ennesime marginalità, ma dando vita al contempo a inedite forme  aggregative e alla costruzione di nuovi processi identitari.</p>
<p>L’intento  del Visioni Fuori Raccordo Film Festival è quello di stimolare una riflessione  sulle periferie del paese proponendo opere autentiche e profonde, che sappiano  di nuovo – come un tempo il nostro cinema ha saputo fare – rappresentare  l’universo ricchissimo e sempre più sfaccettato che le cosiddette aree marginali  delle città costituiscono. L’attenzione che rivolgiamo alle opere a basso costo,  oggi sempre più diffuse grazie all’accessibilità della tecnologia digitale, non  è secondaria nel nostro approccio, ma ne costituisce invece un elemento  centrale: un modo per favorire la presenza di letture diverse, non solo di chi  “fa cinema”, ma anche di coloro che utilizzano l’audiovisivo come pratica  sociale, percorso di studio e di ricerca, strumento di documentazione, di  inchiesta, di auto-rappresentazione.</p>
<p>Nella prima edizione, dedicata  esclusivamente a Roma, è stato fatto un monitoraggio su cosa e quanto la città,  negli sguardi di autori affermati e giovani registi, ha prodotto sul tema  specifico delle sue periferie. L’insieme delle opere pervenute, 121 tra fiction  e documentari, ci ha permesso di delineare un quadro composito, fatto di storie  e di esperienze che attraversano la città, donandole la sua peculiare  fisionomia.<br />
Quest’anno il viaggio riprende da Roma ma si spinge oltre, verso  le molteplici periferie nazionali.</p>
<p><a title="fuoriraccordo" href="http://www.fuoriraccordo.it" target="_blank">www.fuoriraccordo.it</a></p>
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		<title>L&#039;impatto delle imprese creative sulle città europee</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Sep 2008 14:01:59 +0000</pubDate>
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<p>Negli ultimi anni l&#8217;impatto delle attività culturali sono diventate via via più importanti in Europa, specialmente &#8211; come dimostrato dal settore delle imprese creative &#8211; come fattore di sviluppo economico. Le nozioni di &#8220;attività culturali&#8221; e &#8220;imprese creative&#8221; comprendono una varietà di attività circa la creazione, produzione, distribuzione e consumo di prodotti simbolici come musica, teatro, danza, arti visuali, radio e televisione. Comprendono anche certi aspetti della tradizione culturale. Queste &#8220;cose&#8221; sono diventate essenziali nella vita delle persone e della coscienza collettiva.<span id="more-2285"></span></p>
<div class="wp-caption alignleft" style="width: 510px"><a href="http://www.flickr.com/photos/nicohogg/"><img src="http://farm2.static.flickr.com/1097/527436942_52075d2b0b.jpg" alt="Brownfield &amp; Lansbury" width="500" height="375" /></a><p class="wp-caption-text">Brownfield &amp; Lansbury</p></div>
<p>In prima battuta l&#8217;insediamento delle imprese creative in un&#8217;area metropolitana ha un influsso sul processo di <strong>rigenerazione del tessuto urbano</strong>. Sia che si parli di vecchie aree industriali dismesse che di quartieri dormitorio o, in alcuni casi, centri storici abbandonati, l&#8217;arrivo di attività culturali presenta sempre un&#8217;occasione di sviluppo e riuso del territorio con riqualificazioni degli edifici e con essi degli usi e delle funzioni della città. Ciò che era un&#8217;area industriale diventa un luogo di produzione immateriale, un centro del divertimento di massa, area direzionale, nuove zone residenziali o centri ricreativi.</p>
<p>Il processo di rigenerazione urbana porta con sè alcuni vantaggi ed alcuni svantaggi. Nella colonna degli effetti positivi c&#8217;è infrastrutturazione che segue o, a volte, anticipa il fenomeno. Banda larga, linee di trasporto su ferro, piste ciclabili, aree pedonali sono realizzazioni collaterali che accompagnano ed attraggono nuove imprese creative. L&#8217;aspetto negativo al contrario è il rischio di svendere il patrimonio pubblico o semi-pubblico (vedi le cartolarizzazioni di immobili di aziende a capitale pubblico) per fare cassa favorendo pure e semplici speculazioni edilizie che distruggono, invece che rigenerare, il tessuto urbano.</p>
<p>Una città &#8220;rigenerata&#8221; crea un tessuto sociale che favorisce importanti eventi sociali soprattutto per i più <strong>giovani in età scolastica</strong>. Un&#8217;alta offerta di attività culturali favorisce infatti non solo l&#8217;inclusione degli under 25 nella vita sociale e culturale metropolitana, ma ne favorisce anche la partecipazione alle decisioni che interessano il territorio. Soprattutto laddove le Istituzioni locali si assumono l&#8217;onere di aprire percorsi di questo genere (concorsi di idee, laboratori di quartiere, agende 21&#8230;). Le ricadute per la collettività sono eccezionali in quanto si tagliano le radici a fenomeni tipici delle aree periferiche e degradate: teppismo, vandalismo e devianza.</p>
<p>E&#8217; evidente che la chiave di volte di questo quadro è la <strong>sostenibilità economica</strong> di questi interventi. Laddove non si ha sviluppo e produzione di ricchezza non esiste nemmeno il dividendo sociale da redistribuire negli interventi sopra citati. Soprattutto per i giovani la condizione di disoccupazione e di prolungata precarietà costituisce un blocco determinante per il completo dispiegarsi del proprio potenziale umano, sociale, economico e, ovviamente, creativo.</p>
<p>Siccome è ormai un dato che i principali motori, a livello geografico, dello sviluppo economico sono le città questo tassello diventa davvero decisivo. D&#8217;altronde, dpo la rivolta delle banlieu parigini così come quelle delle periferie nere di Los Angeles, abbiamo ben presente cosa può produrre un&#8217;eccessiva disparità di ricchezza e di accesso ai servizi tra i quartieri (e le annesse popolazioni).</p>
<p>Dobbiamo ammettere che lo sviluppo economico vissuto durante la globalizzazione degli ultimi 15 anni ha inciso in maniera negativa sulla composizione sociale delle città europee e come questa è divenuta il principale ostacolo al miglioramento della qualità di vita delle aree urbane. Solo lo sviluppo di economie locali hanno chances di superare questo gap e rimettere in moto i processi positivi realizzati tramite le imprese creative.</p>
<p>Può essere un circuito virtuoso. La riqualificazione urbana, l&#8217;investimento in nuove tecnologie, le facilitazioni alle imprese creative ed a quelle giovanili possono essere elementi cruciali di una strategia che punta all&#8217;accrescimento del potenziale economico di una città o area metropolitana che sia:</p>
<ul>
<li>Investire in ICT, banda larga e servizi online produce benefici a pioggia su tutte le fasce di reddito e generazionali oltre che costituire una dotazione minima per imprese che producono soprattutto beni simbolici ed immateriali;</li>
<li>il sostegno tramite incentivi, defiscalizzazioni o semplicemente fornitura di servizi o riduzione della burocrazia consente anche alle amministrazioni locali di influire sull&#8217;andamento economico;</li>
<li>reti microcredito, banche del tempo e gruppi di acquisto forniscno reti di protezione dal basso che favoriscono la socialità e la creazione di un senso di comunità, se non necessario, utile alla riduzione dei <em>social divide</em>.</li>
</ul>
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		<title>Città come bene comune</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Aug 2008 18:20:18 +0000</pubDate>
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<p>Riporto un editoriale del sito <a title="eddyburg" href="http://eddyburg.it/" target="_blank">eddyburg.it</a> che propone una riflessione sulla città come bene comune. Credo sarebbe utile che si iniziasse anche qua a riflettere sulla città come tema di vita (e quindi di politica) oltre che di mera urbanistica. Parallelamente segnalo anche l&#8217;<a title="articolo Ilvo Diamanti" href="http://www.partitodemocratico.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=57697" target="_blank">articolo di Ilvo Diamanti</a> sul rapporto parallelo che intercorre tra crescita delle nostre città e la riduzione degli spazi della socialità.</p>
<blockquote><p>Si parla spesso di “città come bene comune”. Su questo tema abbiamo promosso un <a href="http://m.lampnet.org/benecomune/" target="_blank">appello</a>, sottoscritto non solo da urbanisti ma anche da sociologi, economisti, archeologi, scrittori, artisti, musicologi, architetti, giornalisti…”La città come bene comune” sarà al centro di un <a href="http://eddyburg.it/article/archive/335/" target="_self">seminario </a>e un workshop che eddyburg, con numerose altre associazioni e gruppi italiani ed europei, sta organizzando all’European Social Forum di quest’anno.<br />
Ma che cosa intendiamo con questa espressione?</p></blockquote>
<blockquote><p>Affermare che la città è   <em>un bene comune</em> significa in primo luogo riconoscere che essa è un   <em>bene</em>, non una merce; qualcosa che vale di per sè, non in quanto può essere scambiato con altri beni o con la moneta.   <em>Comune</em>, quindi non   <em>individuale</em>: un insieme di elementi materiali e immateriali che solo temporaneamente e occasionalmente possono essere goduti o fruiti da uno dei membri della comunità, ma che appartengono alla comunità nel suo insieme.<br />
Il nocciolo della definizione sta nel processo stesso di formazione (di invenzione) della città: nel suo essere nata in funzione del soddisfacimento di esigenze che i singoli individui, famiglie, tribù non erano in grado di soddisfare senza unirsi, collaborare, condividere. E infatti la città, nei suoi più alti momenti fondativi, si organizza e diventa forma compiuta attorno ai luoghi delle attività e delle funzioni comuni. La piazza, il luogo dello scambio e del rito, dell’incontro e della rappresentazione,della concentrazione degli edifici e dei servizi pubblici, è l’essenza e il simbolo della città.<br />
Da qui, dalla storia stessa della città, il ruolo determinante degli spazi pubblici, della loro fruizione aperta, della loro appartenenza pubblica, della loro gestione condivisa. Lo si comprese lungo quel percorso culturale, sociale e politico che condusse agli “standard urbanistici”. E da qui, dalla perdita di un simile ruolo, dalla negazione e dalla privatizzazione degli spazi pubblici, la testimonianza e, al tempo stesso, una causa rilevante della crisi della città e della società.</p>
<p>Negli stessi anni in cui si raggiunse l’obiettivo degli standard urbanistici si inventò un’espressione nuova per un’altra rivendicazione sociale, che si apparenta a quella per gli spazi pubblici: la <em>casa come servizio sociale</em>. Con questa espressione non si affermava che si dovesse provvedere a soddisfare gratuitamente, o a un prezzo “politico”, alla casa per tutti, ma che il soddisfacimento dell’esigenza di un’abitazione inserita in un complesso di opportunità e servizi urbani era un diritto per ogni cittadino, qualunque fosse il suo reddito, e che toccava al governo pubblico provvedervi, sia regolando il mercato privato sia impegnandosi in provvedimenti specifici per chi ne avesse maggior bisogno. Quella rivendicazione (è il caso di ricordarlo) gradualmente condusse a una politica della casa molto articolata, che partiva da una consistente riduzione del peso della rendita fondiaria sul costo degli alloggi, alla programmazione dell’intervento pubblico di sostegno all’edilizia a particolari condizioni d’accesso, alla regolazione infine del prezzi nello stesso mercato privato.</p>
<p>Affermare che la città è un bene comune significa quindi riallacciarsi a questi due temi: la centralità degli spazi pubblici e il carattere sociale della residenza. E significa anche collegarsi a un altro rilevante principio, presente da tempo nella letteratura mondiale: <em>il diritto alla città</em>. Se quest’ultima espressione si riferisce principalmente ai soggetti – ai cittadini – si può dire che <em>la città come bene comune</em> rappresenta lo stesso concetto dal punto di vista dell’<em>oggetto</em> – la città &#8211; che al soddisfacimento di quel diritto è ordinato. Pensare e organizzare <em>la città come bene comune</em> è un modo (l&#8217;unico modo) di garantire a tutti <em>il diritto alla città</em>.</p>
<p>È facile comprendere quanto oggi i principi espressi da quei termini siano minacciati.<br />
Lo si coglie dalle parole stesse che sono divenute di moda nel parlare delle città, e nelle pratiche che a quelle parole fanno seguito. Si rifletta alla parola <em>competizione</em>, che sembra dover costituire il perno delle politiche urbane di questi anni. Ogni città deve competere con tutte le altre, deve accrescere le sue “qualità” e le sue “prestazioni” non per accrescere il benessere dei suoi cittadini ma per attirare meglio delle altre i suoi acquirenti: gli investitori, i turisti, i finanziatori di eventi. La povertà non va sconfitta nelle sue cause, va nascosta per tenere alto il “decoro” della città. È, insomma, la città che diventa merce, che si offre sul mercato gareggiando con le altre per sconfiggere la <em>concorrenza</em>. Avete mai riflettuto che dei due significati di questo termine, “correre insieme” e “correre l’uno contro l’altro”. ha nettamente prevalso il secondo?<br />
E lo si coglie nei fatti. Ma di questi ci siamo occupati a lungo nei precedenti eddytoriali, e nell’articolo scritto in questi giorni per la rivista Left, ad essi rinviamo i lettori.</p></blockquote>
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		<title>Imprese creative 07/2008</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jul 2008 13:50:56 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
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<p><strong><span id="more-2152"></span></strong></p>
<p><strong>Un&#8217;ambasciata verde nel cuore di Roma</strong><br />
E&#8217; quella britannica che, adottando politiche rigorosamente in difesa dell&#8217;ambiente, con un occhio costantemente puntato dal problema mondiale dei cambiamenti climatici, fa da apripista proponendosi come modello virtuoso. Innanzitutto la sede già acquista esclusivamente energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili (eolico e idroelettrico) attraverso un particolare contratto con Acea. Grazie a ciò, nel 2007 l&#8217;ambasciata britannica ha risparmiato all&#8217;atmosfera 430 tonnellate di emissioni di Co2. Inoltre, sono stati installati pannelli solari per la produzione di acqua calda ed impianti per la raccolta di acqua piovana per l&#8217;irrigazione dei giardini. L&#8217;ambasciata ha poi adottato impianti di condizionamento idronico ecosostenibile e gli uffici sono arredati con mobili certificati a garanzia della provenienza del legno da foreste non primarie. Ma non finisce qui: è stata anche adottata una politica di incentivazione all&#8217;utilizzo dei mezzi pubblici tramite biglietti gratuiti a disposizione del personale per appuntamenti di lavoro in città, e sulla rete intranet è disponibile un manuale verde per tutti i dipendenti. In questa ambasciata si utilizza carta esclusivamente riciclata, che viene poi nuovamente riutilizzata e venduta dando il ricavato in beneficienza.</p>
<p><strong>Urban Center UC5 &#8211; Un progetto di e-democracy per la città di Genova<br />
</strong>Il <a title="Urban Center UC5" href="http://www.sendminer.it/sm/768317bdaZc95c46ca7afZa86.click" target="_blank">sito</a> offre una rappresentazione dei fenomeni territoriali come strumento per il coinvolgimento attivo della cittadinanza nelle politiche territoriali mettendo a disposizione strumenti per la partecipazione &#8211; blog, wiki, sondaggi e forum &#8211; e attivando forme di dibattito pubblico su progetti infrastrutturali e scelte urbanistiche.<br />
Totem ha contribuito alla stesura del progetto e alla realizzazione del sito.</p>
<p><strong>Nuova legge sul diritto d&#8217;autore in Cina<br />
</strong>La Cina ha lanciato una strategia nazionale sulla proprietà intellettuale (IPR) per incoraggiare l&#8217;innovazione e rafforzare il quadro legale<span>. L&#8217;IPR</span><span>, approvata il 5 giugno</span><span>, intende trasformare la Cina in un paese con una riconosciuta capacità internazionale di creare, usare, proteggere e gestire la proprietà intellettuale a partire dal 2020.</span></p>
<p><span><strong>Piano ambientale comune per l&#8217;America Centrale</strong><br />
</span><span>Il Messico e i paesi del centroamerica si sono accordati per creare un piano comune per la sostenibilità ambientale (EMSA) con il fine, a partire dal 2009, di definire un programma regionale in materia di ambiente, consumi e cambiamenti climatici.</span></p>
<p><strong>120mila ettari d&#8217;Italia spariscono ogni anno<br />
</strong><span style="font-size: x-small">Capannoni e nuove abitazioni &#8220;divorano&#8221; ogni anno in Italia una porzione di territorio che </span><span style="font-size: x-small">oscilla tra i 100 e 120 mila ettari. I</span><span style="font-size: x-small">l Rapporto sul  territorio </span><span style="font-size: x-small">2007 presenta cifre imponenti che rischiano di superare in tempi molto </span><span style="font-size: x-small">rapidi il livello di guardia. Per tenere sotto controllo la </span><span style="font-size: x-small">situazione &#8211; è stato sottolineato nel corso della presentazione </span><span style="font-size: x-small">del rapporto &#8211; è necessario l&#8217;intervento dello stato centrale </span><span style="font-size: x-small">utilizzando anche la leva fiscale con una sorta di meccanismo a </span><span style="font-size: x-small">&#8220;a consumo&#8221;, per il quale chi &#8220;usa&#8221; il territorio lo paga.</span><span style="font-size: x-small"> La pianificazione è uno dei temi centrali del Rapporto </span><span style="font-size: x-small">dell&#8217;Inu. Da questo punto di vista emerge un paese diviso in </span><span style="font-size: x-small">due: un centro-nord molto pianificato e un sud che deve </span><span style="font-size: x-small">risolvere ancora molti problemi.</span></p>
<p><strong>Trasformare la crisi in opportunità<br />
</strong>Le città del terzo mondo sono congestionate ed inquinate a livelli mai sperimantati prima nella storia dell&#8217;umanità. Il loro peso sul cambiamento climatico è fuori controllo. L&#8217;elevato prezzo del petrolio però consente un&#8217;occasione per promuovere <a title="forme alternative di mobilità" href="http://www.tni.org/detail_page.phtml?act_id=18445" target="_blank">forme alternative di mobilità</a>. Ad partire dal trasporto pubblico.</p>
<p><strong>La Top 10 del design urbano</strong><br />
RMJM Hillier ha stilato una <a title="classifica delle migliori città USA" href="http://images.businessweek.com/ss/08/06/0625_design_cities/index.htm" target="_blank">classifica delle migliori città USA</a>, sopra i 500mila abitanti, in materia di design. I criteri scelti sono la qualità del trasporto pubblico, il numero di edifici certificati LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) e quante persone sono impiegate nel settore delle Imprese creative. Sul podio: Chicago, New York e Boston.</p>
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		<title>Media Connection 06/2008</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jun 2008 13:28:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
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		<description><![CDATA[Google si lega a Yahoo e muove alla conquista di Digg Anche se il tentativo resta quello di passare per i difensori della libertà contro il monopolista Microsoft, Google si sta trasformando in uno di quei Mediosauri che voleva distruggere. I fatti: dopo un lungo corteggiamento di Microsoft il motore di ricerca Yahoo rifiuta le avances di [...]]]></description>
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<p><span id="more-2147"></span><strong>Google si lega a Yahoo e muove alla conquista di Digg</strong></p>
<p>Anche se il tentativo resta quello di passare per i difensori della libertà contro il monopolista Microsoft, Google si sta trasformando in uno di quei Mediosauri che voleva distruggere. I fatti: dopo un lungo corteggiamento di Microsoft il motore di ricerca Yahoo rifiuta le avances di zio Bill Gates e si accorda con Google per gestire insieme il mercato pubblicitario online. Appena chiusa la partita per il dominio della pubblicità online, il predatore più cool della rete volge la sua attenzione sul social network <a title="Digg" href="http://digg.com" target="_blank">Digg</a>. L&#8217;obiettivo sarebbe quello di integrarlo con il proprio servizio di News online permettendo di imporsi come un (ennesimo) standard. Al momento la riposta dell&#8217;opinione pubblica mondiale si limita alla cittadina di St.Paul (Minnesota, USA) che ha richiesto di togliere le immagini delle proprie case dal motore Google Maps.</p>
<p><strong>YouTube apre un canale dedicato ai Reporter</strong><br />
Si chiamerà “Reporter”, come la stessa YouTube ha annunciato sul suo blog, e sarà dedicato interamente all&#8217;informazione. Si baserà sui contributi dei professionisti e di quei citizen journalist che popolano la piattaforma di video sharing più grande del mondo: interviste degli utenti ai leader delle comunità locali, newscast settimanali degli studenti, copertura in diretta di eventi locali, etc.</p>
<p><strong>Urban Screens Melbourne 08</strong><br />
USM08: Mobile Publics è la terza conferenza internazionale (nel 2005 ad Amsterdam e nel 2007 a Manchester) che intende esplorare le mutevoli relazioni tra media, cultura e città. Mobile Publics intende orientare le nuove forme di partecipazione pubblica ed interazione creata dagli ambienti fortemente mediatici. Coinvolgendo un ampio spettro di stakeholders con particolari interessi nei media e nello spazio pubblico, la conferenza vuole promuovere un approccio multidisciplinare per comprendere innovativi usi pubblici della tecnologia, dei media e dell&#8217;arte nella forma città contemporanea. Dal 3 al 5 ottobre, Federation Square. Informazioni e registrazioni: <a href="http://www.urbanscreens08.net/">http://www.urbanscreens08.net/</a></p>
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		<title>Ascesa e declino delle industrie culturali</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Nov 2007 18:26:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
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		<category><![CDATA[città]]></category>
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		<category><![CDATA[industrie culturali]]></category>
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		<description><![CDATA[Le dinamiche territoriali delle industrie culturali urbane. Le industrie culturali assumono un ruolo sempre più definito fra i settori in crescita maggiormente promettenti. Ci si chiede, però, se queste industrie culturali possano svilupparsi e prosperare ovunque o se il loro successo sia vincolato alle condizioni storiche, alle istituzioni e allo sviluppo di un particolare territorio. [...]]]></description>
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<p>Le dinamiche territoriali delle industrie culturali urbane.<span id="more-513"></span></p>
<p><img src="http://farm1.static.flickr.com/172/482448294_20a3e3ff94_m.jpg" alt="Creative Industries" align="right" border="0" height="240" hspace="4" vspace="0" width="160" />Le industrie culturali assumono un ruolo sempre più definito fra i settori in crescita maggiormente promettenti. Ci si chiede, però, se queste industrie culturali possano svilupparsi e prosperare ovunque o se il loro successo sia vincolato alle condizioni storiche, alle istituzioni e allo sviluppo di un particolare territorio.</p>
<p>Le industrie culturali devono essere specializzate e per questo motivo i requisiti relativi sono di importanza cruciale. I requisiti iniziali possono rinsaldarsi con il tempo orientandosi verso un cammino prestabilito e secondo una traiettoria legata al territorio. L&#8217;innovazione si siluppa all&#8217;interno degli ambienti specifici di un territorio o di «atmosfere industriali» ed è favorita dai meccanismi territoriali. All&#8217;interno di un sistema agglomerato di industrie culturali l&#8217;interazione regolare fra produttori altamente specializzati, sia formale sia informale, conduce a una diffusione della conoscenza e alla diminuzione dei costi. Le istituzioni dedicate riducono le spese per tutti i produttori locali. Il consumatore locale evoluto percepisce l&#8217;incremento generale del livello. Meccanismi come questi producono rendimenti in crescita per i territori dotati dei requisiti iniziali propri di una data industria culturale.</p>
<p>Siamo alla ricerca di documenti che, in una prospettiva storica, socio-economica e culturale, esplorino a) i meccanismi alla base dello sviluppo territoriale nelle industrie culturali, b) la continuità e le congiunture critiche nello sviluppo delle industrie culturali, c) i modelli di agglomerato spaziale e dell&#8217;evoluzione della ripartizione spaziale del lavoro nelle industrie culturali. I documenti possono essere rappresentati dallo studio di un caso o dall&#8217;approccio comparativo che riguardi diverse città o agglomerati all&#8217;interno di aree urbane. Saranno graditi anche studi interdisciplinari in grado di combinare concetti innovativi sulle economie dinamiche dell&#8217;agglomerazione da un punto di vista economico e geografico con analisi storiche di ampio respiro sull&#8217;evoluzione dei contesti istituzionali.</p>
<p>Contatti: Mariangela Lavanga (M.Lavanga@uva.nl) Robert Kloosterman (r.c.kloosterman@uva.nl) Clemens Zimmermann (cl.zimmermann@mx.uni-saarland.de)</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img width="171" height="16" alt="Share/Bookmark" src="http://steadyoffload.com:8080/WQCRGN5X89.aHR0cDovL25ld2JyYWluZnJhbWVzLmNpdHRhZGluaWdsb2JhbGkub3JnL3dwLWNvbnRlbnQvcGx1Z2lucy9hZGQtdG8tYW55L3NoYXJlX3NhdmVfMTcxXzE2LnBuZw==...."/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Le nostre Banlieues: emergenza del sociale e periferie della politica</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 13:28:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
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		<description><![CDATA[QUANDO: sabato 24 febbraio, ore 10.30 DOVE: Casa delle Culture, via S. Crisogono 46 (Roma) Forum su: &#8220;Ipotesi di intervento nelle aree metropolitane&#8221; al momento sono previsti gli interventi di: Emilio Quadrelli (ricercatore Universit? di Genova), Remy Herrera (Universit? La Sorbona, Parigi), un protagonista della rivolta delle banlieues parigine, Luciano Vasapollo (Universit? di Roma, Cestes), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
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<p>QUANDO: sabato 24 febbraio, ore 10.30<br />
DOVE: Casa delle Culture, via S. Crisogono 46 (Roma)<span id="more-275"></span></p>
<p>Forum su: &#8220;Ipotesi di intervento nelle aree metropolitane&#8221;</p>
<p>al momento sono previsti gli interventi di:<br />
Emilio Quadrelli (ricercatore Universit? di Genova), Remy Herrera (Universit? La Sorbona, Parigi), un protagonista della rivolta delle banlieues parigine, Luciano Vasapollo (Universit? di Roma, Cestes), Francesco Raparelli (Laboratorio ESC, Roma), Michele Franco (Red Link, Napoli), Stefano Macera (Corrispondenze Metropolitane), Mauro Casadio (Rete dei comunisti), Sergio Cararo (Contropiano), Action, l&#8217;Osservatorio Meridionale, ADL- Veneto</p>
<p>Con l&#8217;inserto dell?ultimo numero del 2006 di Contropiano si ? cercato di aprire un confronto ed una ricerca su quella che riteniamo essere l&#8217;emergenza del sociale a scapito del politico soprattutto nelle periferie delle grandi aree metropolitane. Si pone ormai il problema di un confronto aperto sulle ipotesi di lavoro e di intervento nella nuova dimensione metropolitana che ? venuta assumendo una crescente rilevanza sia nella riorganizzazione capitalistica della societ? sia nei processi di ricomposizione e antagonismo sociale.</p>
<p>Diventa importante indagare e sperimentare il come si connettono e come confliggono i movimenti sociali sul reddito, la casa, contro la precariet?, nei e sui servizi e l?ambiente, con la concezione e l?organizzazione capitalistica delle aree metropolitane.</p>
<p>Il dibattito apertosi in alcuni centri sociali romani dopo l&#8217;accoltellamento mortale di un giovane attivista avvenuta questa estate, l&#8217;escalation (o meglio l&#8217;endemicit?) di violenza sociale nelle periferie di Napoli, le rivolte nelle banlieues francesi, ma anche i provvedimenti legislativi che mirano alla strutturazione nel nostro paese di nove grandi aree metropolitane, hanno cominciato a porre una serie di questioni importanti sulle quali occorre discutere pi? in profondit? sul piano dell?analisi, dell?inchiesta e dell?intervento politico, sindacale e sociale.</p>
<p>Per queste ragioni abbiamo inteso convocare un forum di discussione per sabato 24 febbraio a Roma al quale invitiamo? studiosi, ricercatori e attivisti sociali e sindacali a confrontarsi sulle possibili ipotesi di intervento nella realt? metropolitana.</p>
<p>info: <a title="contropiano" href="http://www.contropiano.org">www.contropiano.org</a></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img width="171" height="16" alt="Share/Bookmark" src="http://steadyoffload.com:8080/WQCRGN5X89.aHR0cDovL25ld2JyYWluZnJhbWVzLmNpdHRhZGluaWdsb2JhbGkub3JnL3dwLWNvbnRlbnQvcGx1Z2lucy9hZGQtdG8tYW55L3NoYXJlX3NhdmVfMTcxXzE2LnBuZw==...."/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Urbanizzazione del Mondo</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jan 2007 13:36:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
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		<description><![CDATA[FESTIVAL DELLA SCIENZA &#8211; LE ETA&#8217; DELLA VITA Marc Augé Stefano Boeri QUANDO 15/01/2007, ore 21 DOVE Roma, Auditorium, Sala Sinopoli Biglietti: Ingresso libero Info 06 80.241.281 L&#8217;antropologo francese Marc Augé e l?architetto Stefano Boeri si confrontano sul tema dell?urbanizzazione del mondo, un fenomeno che progressivamente conduce alla nascita di nuove forme di mobilità, attraverso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<div class="topsy_widget_data topsy_theme_blue" style="float: right;margin-left: 0.75em; background: url(data:,%7B%20%22url%22%3A%20%22http%253A%252F%252Fnewbrainframes.cittadiniglobali.org%252F2007%252F01%252F04%252Furbanizzazione-del-mondo%252F%22%2C%20%22style%22%3A%20%22big%22%2C%20%22title%22%3A%20%22Urbanizzazione%20del%20Mondo%22%20%7D);"></div>
<p align="justify">FESTIVAL DELLA SCIENZA &#8211; LE ETA&#8217; DELLA VITA</p>
<p align="justify"><strong>Marc Augé<br />
Stefano Boeri</strong></p>
<p align="justify">QUANDO 15/01/2007, ore 21<br />
DOVE Roma, Auditorium, Sala Sinopoli<br />
Biglietti:                                                                Ingresso libero<br />
Info 06 80.241.281
</p>
<p align="justify">L&#8217;antropologo francese Marc Augé e l?architetto Stefano Boeri si confrontano sul tema dell?urbanizzazione del mondo, un fenomeno che progressivamente conduce alla nascita di nuove forme di mobilità, attraverso la crescita dei grandi centri urbani e l&#8217;apparizione di filamenti urbani che saldano tra di loro le città esistenti lungo le vie di circolazione, i fiumi o le coste marittime. Le città più importanti oggi non possono essere analizzate senza prendere in considerazione le loro infrastrutture stradali, ferroviarie e aeroportuali. Il legame con l&#8217;altrove è parte integrante del nuovo urbanismo. L&#8217;urbanizzazione esprime dunque tutte le contraddizioni di un sistema come quello della globalizzazione, il cui ideale di libera circolazione dei beni, delle idee, delle informazioni e degli esseri umani è notoriamente condizionato dalla realtà dei rapporti di forza che dominano il mondo, e si presenta sotto due aspetti contradditori ma indissociabili: da una parte il mondo è una città (la «metacittà virtuale» evocata da Virgilio), in cui lavorano gli stessi architetti, dove si ritrovano le stesse imprese economiche e finanziarie, dove circolano gli stessi prodotti e le stesse merci; d&#8217;altra parte, la grande città è un mondo dove si ritrovano tutti i conflitti del pianeta, conseguenze dello scarto crescente tra i più ricchi dei ricchi e i più poveri dei poveri, il terzo e il quarto mondo, le diversità etniche e religiose, etc&#8230; Uniformità da una parte, diversità dall&#8217;altra. Il mondo-città e la città-mondo appaiono intrecciati l&#8217;uno all&#8217;altra, ma in modo contraddittorio: il mondo-città rappresenta l&#8217;ideale e l&#8217;ideologia del sistema della globalizzazione, mentre nella città-mondo si esprimono le contraddizioni e le tensioni storiche generate dal sistema.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img width="171" height="16" alt="Share/Bookmark" src="http://steadyoffload.com:8080/WQCRGN5X89.aHR0cDovL25ld2JyYWluZnJhbWVzLmNpdHRhZGluaWdsb2JhbGkub3JnL3dwLWNvbnRlbnQvcGx1Z2lucy9hZGQtdG8tYW55L3NoYXJlX3NhdmVfMTcxXzE2LnBuZw==...."/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Intervista a Sten</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jul 2006 08:26:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
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		<description><![CDATA[Propongo un&#8217;intervista &#8220;rubata&#8221; ad un rappresentante della street art romana, uno stenciller i cui lavori sono visibili nelle principali città italiane. Parlo con lui del suo lavoro con gli stencil, del ruolo dell&#8217;artista nella società e di tanto altro. Lui si firma Sten. Ma la sua identità rimane avvolta nel mistero e la sua figura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[
<div class="topsy_widget_data topsy_theme_blue" style="float: right;margin-left: 0.75em; background: url(data:,%7B%20%22url%22%3A%20%22http%253A%252F%252Fnewbrainframes.cittadiniglobali.org%252F2006%252F07%252F26%252Fintervista-a-sten%252F%22%2C%20%22style%22%3A%20%22big%22%2C%20%22title%22%3A%20%22Intervista%20a%20Sten%22%20%7D);"></div>
<p><img width="83" height="79" align="left" alt="saint by sten" src="http://static.flickr.com/97/235117250_8cd0e823be_m.jpg" />Propongo un&#8217;intervista &#8220;rubata&#8221; ad un rappresentante della street art romana, uno stenciller i cui lavori sono visibili nelle principali città italiane. Parlo con lui del suo lavoro con gli stencil, del ruolo dell&#8217;artista nella società e di tanto altro. Lui si firma Sten. Ma la sua identità rimane avvolta nel mistero e la sua figura sfugge ad ogni identificazione.<span id="more-73"></span><br />
<strong>Il muro</strong> è il primo appoggio della creatività.<br />
È l’invitante piano verticale sul quale le prime fantasie umane prendono forma.<br />
segnali, segni e disegni, grattati con punte di selce, delineati con carboncini e gessi, riempiti con pigmenti vegetali, ricoprono le grotte dei nostri antenati di immagini mentali.<br />
Un antico disegno di 20.000 anni fa rappresenta direttamente la mano dell’artista.<br />
È ottenuto appoggiando la mano sul muro e soffiandoci sopra un pigmento. Tolta la mano rimaneva l’immagine negativa delle cinque dita. La tecnica è tornata in voga negli ultimi anni. Si chiama <strong>stencil</strong>.</p>
<p><strong>Va detto</strong> che nel frattempo sono successe un po’ di cose in campo artistico: per farla breve diciamo che nei millenni l’arte figurativa si è civilizzata: si è fatta aristocratica, frigida; si è presa la libertà di staccarsi dal muro, dalla realtà; si è imposta limiti estetici e morali; si è circondata di una cornice per non insozzarsi di vita, e in qualche modo ha cominciato a morire.</p>
<p><strong>Poi il Novecento</strong> ha abbattuto tutti i limiti imposti alla libertà espressiva da millenni di civiltà. Tutti tranne uno. La cornice. Frank Zappa la mette così:<em>&#8220;Nell&#8217;arte la cosa più importante è la cornice. Nella pittura è letteralmente così, per le altre arti solo in senso figurato, perché senza quell&#8217;umile oggetto non è possibile capire dove finisca L&#8217;Arte e dove inizi Il Mondo Vero.”</em></p>
<p><strong>Di sicuro</strong> un merito da riconoscere agli stenciller è di averci finalmente liberato dalle cornici, restituendo l’arte alle mura, al contesto. Hanno donato alle città qualcosa di quei tempi lontani, un sentore dell’umanità delle caverne paleolitiche, quando l’urgenza creativa faceva di arte e vita una cosa sola.</p>
<p><strong>Di questa forma d’arte</strong>, dei suoi risvolti copyleft e di tanto altro, ne parlo con un suo rappresentante, il dott. Sten. Lo incrocio per caso, di notte, in un vicolo di san Lorenzo, a Roma, fiocamente illuminato, mentre attacca furtivo un suo stencil. Appare indefinito, la sua immagine è sfocata come Robin Williams in “Harry a pezzi”. dopo aver verificato che la colla abbia fatto presa, acconsente a rispondere alle mie domande.</p>
<p><img width="336" height="431" align="right" alt="clint by sten" src="http://sp1.fotologs.net/?u=stenciler&amp;i=2005/08/09/1123591003.jpg&amp;c=f" /><strong><em>D:</em></strong> <em> Lo Stencil è un bene pubblico la cui fruibilità è li</em><em>bera e universale. il suo stesso</em><em> modo di manifestarsi e diffondersi è incompatibile con la mercificazione dell’arte. Questa splendida qualità si scontra apparentemente con uno scarso riconoscimento negli ambienti della cultura “ufficiale”. Eppu</em><em>re le foto dei lavori di un certo Sten e di altri hanno iniziato a fare capolino inizialmente riviste e siti per gli addetti ai lavori e infine su blog e quotidiani nazionali.<br />
Pensi che qualcosa stia cambiando nel modo di vedere della gente e della cosiddetta cultura?<br />
</em><br />
<span style="color: #663333"><strong>R:</strong> La street art è un tipo d’espressione più accessibile al pubblico rispetto al</span><span style="color: #663333"> graffitismo tradizionale, forse perché è un’arte figurativa che non si basa su codici e scritte comprensibili solo ai writers, agli addetti ai lavori.. Gli ambienti istituzionali dell’arte si stanno interessando a questo fenomeno e lo stanno introducendo nelle gallerie e nei musei. La maggior parte degli street artist non esclude il canale istituzionale, io anche.</span></p>
<div align="justify"><img width="271" height="324" align="left" alt="aretha by sten" src="http://sp0.fotologs.net/?u=stenciler&amp;i=2005/06/20/1119266419.jpg&amp;c=f" /><em><strong /></em></div>
<div align="justify"><em><strong>D:</strong> Molti ne sanno ancora poco. Hai qualche consiglio per chi ha fame di immagini o voglia di documentarsi</em>?</div>
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<div align="justify"><span style="color: #993300"><strong>R:</strong> Il mio fotolog: </span><a href="http://www.fotolog.com/stenciler"><span style="color: #993300">www.fotolog.com/stenciler</span></a><span style="color: #993300">. Il sito più imp</span><span style="color: #993300">ortante di stencil, Stencil Revolution: </span><a href="http://www.stencilrevolution.com/"><span style="color: #993300">www.stencilrevolution.com</span></a><span style="color: #993300">: Il più importante sito di street art: </span><a href="http://www.woostercollective.com/"><span style="color: #993300">www.woostercollective.com</span></a><span style="color: #993300">. Negli ulti</span><span style="color: #993300">mi due siti è necessario effettuare una ricerca digitando sten nel motore del sito.</span></div>
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<div align="justify"><em><strong>D: </strong>I tuoi Stencil sono il frutto di un lungo lavoro minuzioso,</em><em> e sono poi esposti alla aggressione umana e degli elementi. Ricordano i Mandala dei monaci tibetani, complesse e minuziose composizioni di sabbia colorata. Per costruirne uno sono necessari diversi giorni di lavoro. </em><em>Appena completato, il m</em><em>andala viene distrutto dal suo autore, rappresentando metaforicamente l&#8217;impermanenza della vita. Tu stesso in un’altra intervista hai detto di avere l’impressione di scrivere sulla sabbia. Pensi che anche per te l’arte</em><em> abbia un valore terapeutico e filosofico?(puoi anche non rispondere!)</em></div>
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<div align="justify"><em /><img width="283" height="363" align="right" src="http://sp7.fotologs.net/?u=stenciler&amp;i=2005/07/22/1122055121.jpg&amp;c=f" /><span style="color: #993300"><strong /></span></div>
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<div align="justify"><span style="color: #993300"><strong>R:</strong> </span><span style="color: #993300">Realizzare stencil mi aiuta molto, è un lavoro di pazienza, </span><span style="color: #993300">come pescare, è rilassante. Ritagliare uno</span><span style="color: #993300"> stencil necessita ore e giorni di tempo </span><span style="color: #993300">che variano a seconda delle dimensioni e del dettaglio dello stencil. Se la pazienza v</span><span style="color: #993300">iene meno, come a volte mi è capitato, è meglio lasciar perdere ed aspettare che la mente si liberi.</span></div>
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<div align="justify"><em><strong>D:</strong> Attualmente hai un sodalizio artistico con Lex e Lucamaleone. Ce ne parli?</em></div>
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<div align="justify"><span style="color: #660000"><strong>R:</strong> Sì, abbiamo iniziato a fare stencil nello stesso periodo e spesso usciamo per strada insieme. Abbiamo stili diversi e per lo più lavoriamo per conto proprio, abbiamo o</span><span style="color: #660000">rganizzato insieme <a href="http://www.n-1esc.blogspot.com/">l’international poster art</a> (esc –</span> <span style="color: #660000">Roma) ed in futuro è probabile che faremo una mostra insieme. </span></div>
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<div align="justify"><em><strong>D:</strong> soprattutto all’estero,alcuni artisti delle diverse arti visuali, come tagger e stenciller, vj, hanno scelto percorsi c</em><em>reativi convergenti, unendosi in agenzie e collettivi (vedi ad esempio i Tous des K o i 123 Clan) e</em><em>d esplorando forme di espressione e collaborazione nuove, senza p</em><em>erò tradire la loro origine di street artists. Altri artisti, come </em><a href="http://www.missvan.com/"><em>Miss Van</em></a><em>, hanno invece trovato un’identità forte che ne rende inconfondibile il lavoro. Cambiano i supporti, si mischiano i generi. Immagini anche tu di sviluppare un dialogo con ar</em><em>tisti e forme artistiche differenti?<br />
</em><br />
<span style="color: #993300"><strong>R:</strong> Sì. In</span><span style="color: #993300"> parte già lo faccio, per lo più con altri stenciller. Sono uscito ad attaccare poster con Fremantle, stencile</span><span style="color: #993300">r francese, e la sua ragazza MM, abbiamo attaccato dei poster insieme. Presto andrò a Parigi da loro. E’ un occasione per conoscere altri street artist, confrontarsi ed ela</span><span style="color: #993300">borare nuove idee.</span></div>
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<div align="justify"><em><strong><img width="342" height="396" align="left" alt="lex" src="http://sp9.fotologs.net/photo/9/11/3/stenciler/1151666061_f.jpg" /></strong></em></div>
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<div align="justify"><em><strong>D:</strong> Ho notato una forte attenzione ai dettagli, un verismo fotografico, che sembra avere analogie con l’arte iperrealista tipo </em><a href="http://www.chuckclose.coe.uh.edu/life/gallery.html"><em>Chuck Close</em></a><em> o </em><a href="http://www.ralphlgoings.com/"><em>Ralph Goings</em></a><em>. E’ un debito genealogico verso la fotografia? Quanto</em><em> c’è di virtuosismo autocompiaciuto? E quanto invece d</em><em>i autentica libertà espressiva?<br />
Può un’artista trovare la </em><em>propria identità attraverso una ricerca sulla tecnica, e addirittura farne elemento predominante rispetto alla scelta sui soggetti da rappresentare?</em></div>
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<div align="justify"><span style="color: #993300"><strong>R:</strong> Lo stencil è una tecnica camaleontica che assume le forme dell’immagine da cui si prende spunto, si tratta sempre di immagini fotografiche che vengono elaborate poi con Photoshop. Parte dei miei stencil vengono scelti per uno studio tecnico, altri per motivi estetici, altri per motivi e</span><span style="color: #993300">mozionali, le tre </span><span style="color: #993300">componenti vanno spesso di pari passo.<br />
La tecnica è un elemento importante ma non è quasi mai separato dalle componenti di cui parlavo.</span></div>
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<div align="justify"><em><strong>D:</strong> Il tuo lavoro iniziale era molto ispirato alla cinematografia di genere. Immagini espressioniste e fredde che violentano lo sguardo e scuotono, inquietano il passante.</em><br />
<em>I tuoi lavori più recenti sono svincolati dall’immaginario cinefilo. C’è un maggiore approfondimento dei temi trattati, forte impatto emotivo e si scandagliano stati d’animo più elusivi e intimi. Quali reazioni hai percepito nel pubblico rispetto a questa evoluzione?<br />
</em><br />
<span style="color: #993300"><strong>R:</strong> Molti preferiscono le icone pop, ed io ne ho fatto uso inizialmente, ora quel fenomeno si allo</span><span style="color: #993300">ntana sempre più dalla mia forma espressiva. Molti stencil sono ripresi da foto mie. La gente sembra apprezzare i miei ultimi lavori, poche persone, per lo più amici.</span></div>
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<div align="justify"><em><strong><img width="307" height="409" align="right" src="http://spc.fotologs.net/?u=stenciler&amp;i=2005/02/14/1108373435.jpg&amp;c=f" /></strong></em></div>
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<div align="justify"><em><strong>D:</strong> Devo dire che quando vedo uno stencil so sempre, prima ancora di vedere la firma, se è tuo o no. qualcosa mi dice sempre se è tuo, e non credo che sia solo per la tecnica. Cos’è per te decisivo nella scelta delle immagini? Attingi spesso all’iconografia religiosa. È pura casualità ho hai c</em><em>ercato deliberatemente in quel bacino?</em><span style="color: #993300"><strong /></span></div>
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<div align="justify"><span style="color: #993300"><strong>R:</strong> Sì, l’arte sacra è un’arte secolare ricca di spunti per i miei l</span><span style="color: #993300">avori. E’ un tipo d’arte varia ed eterogenea, a volte penso mi piacerebbe continuare utilizzando lo stesso linguaggio religioso.</span></div>
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<div align="justify"><em><strong>D:</strong> Uno dei temi meno esplorati da questo tipo di arte è l’eros. Credi che sia per una mancanza di immagine sul soggetto?<br />
</em><br />
<span style="color: #993300"><strong>R:</strong> C’è uno stenciller che tratta questo tema, Mr C@sh, a p</span><span style="color: #993300">arte lui è un tema poco sentito.</span><em><strong /></em></div>
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<div align="justify"><em><strong>D:</strong> L’anno scorso hai presentato poster su tuoi disegni a mano libera. Ti sei sentito a tuo agio? Cosa pensi della possibilità di svincolarti</em><em> completamente anche dalla fotog</em><em>rafia?<br />
</em><br />
<span style="color: #993300"><strong>R:</strong> Non sono un grande disegnatore, lo stencil mi permette di realizzare immagini abbastanza realistiche, è difficile che cominci a disegnare a</span><span style="color: #993300"> mano anche se stencil ripresi da miei disegn</span><span style="color: #993300">i sarebbero ancora più personalizzati ma poco comprensibili visto il mio tratto.</span></div>
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<div align="justify"><em><strong><img width="187" height="395" align="left" src="http://sp9.fotologs.net/photo/9/11/3/stenciler/1154987041_f.jpg" /></strong></em></div>
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<div align="justify"><em><strong>D</strong></em><em><strong>:</strong> Secondo il mio parere un artista fa sempre politica. Eppure è quasi scomparso un certo modo dell’artista di criticare la società e di c</em><em>onfrontarsi attivamente con l’istituzione. Condividi questo punto?<br />
</em><br />
<span style="color: #993300"><strong>R:</strong> </span><a href="http://www.banksy.co.uk/"><span style="color: #993300">Banksy</span></a><span style="color: #993300">, il più famos</span><span style="color: #993300">o stenciller contemporaneo, fa politica trattando le principali tematiche dei no</span><span style="color: #993300">stri giorni, come la guerra. Io non mi sento di esprimere malesseri globali, esprimo il mio piccolo mondo.</span></div>
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<div align="justify"><em><strong>D: </strong>In che relazione si pongono i tuoi stencil con l’ambiente in cui vengono realizzati? C’è intenzionalità o assoluta indifferenza rispetto al paesaggio urbano?<br />
Secondo te sarebbe concil</em><em>iabile la progettualità degli interventi di riqualificazione promossi dalle istituzioni comu</em><em>nali con l’anarchia concettuale dello stencil?<span style="color: #993300" /></em></div>
<div align="justify"><em><span style="color: #993300"><strong>R:</strong> A volte si, scelgo posti e realizzo stencil per quei posti, quasi sempre con libertà anche se prediligo alcune superfici. <a href="http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/scuola/graffiti-stazione/1.html">La stazione a Nuovo Salario</a> realizzata da tre street artist italiani è un b</span><span style="color: #993300">uon esempio di riqualificazione. </span><span style="color: #993300">Anche a me piacerebbe fare un lavoro del genere, continuerei comunque per strada.</span></em></div>
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<div align="justify"><em><strong>D:</strong> La tua indole riservata come si concilia con</em><em> la notorietà, che negli ultimi anni tende sempre più ad </em></div>
<div align="justify"><em>identific</em><em>arti come artista in carne ed ossa? Cos’è cambiato da q</em><em>uando Sten era solo il tuo alter ego notturno a 2 dimensioni?<br />
</em><br />
<img width="282" height="188" align="right" src="http://static.flickr.com/97/235117250_8cd0e823be_m.jpg" /><span style="color: #660000"><strong>R:</strong> Cerco sempre la riservatezza ma mi piace anche ris</span><span style="color: #660000">pondere alle interviste. Certo vorrei che nessuno sap</span><span style="color: #660000">esse chi sono e come sono fatto.</span></div>
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<div align="justify" />
<div align="justify"><strong>Detto questo</strong> il dott. Sten si sposta lentamente dal cono di luce rossastra del lampione e scompare nell’oscurità…… solo l’acre odore di colla e vernice mi conferma di non aver sognato. lo stencil mi osserva esterrefatto mentre mi allontano sorridendo.</div>
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		<title>Unfinished Cities &#8211; Città incomplete</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2006 14:24:41 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
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<p>DOVE: Akademie Hanseatenweg, Studio 1</p>
<p>I fenomene di uno sviluppo ed un&#8217;urbanizzazione urbana multi-livello sono al di là degli obiettivi del contesto culturale contemporaneo. Mentre i paesi industriali tradizionali si stanno occupando di città che si spopolano, poche megalopoli collassano,  in particolare in America Latina, Asia e Africa, all&#8217;interno di un&#8217;enorme crescita senza controllo. Il panel &#8220;Unfinished Cities&#8221; presenta punti di vista che considera questo tipo di crescita non eccessiva ed insicura, ma una potenzialità. L&#8217;immagine di una cittò permanentemente incompleta, insicura e complessa crea la nuove costellazioni degli spazi che accelerano le pratiche urbane di occupazione e creazione di nuove forme di sfere pubbliche, perciò prevenendo qualsiasi chiusura.</p>
<p>Moderatore: Regina Bittner (de)<br />
Partecipanti: AbdouMaliq Simone (za/uk), Orhan Esen (tr)</p>
<p>In cooperazione con l&#8217;Agenzia federale per l&#8217;educazione civica</p>
<p>Maggiori informazioni:<br />
<a target="_blank" title="Transmediale" href="http://www.transmediale.de/site/conference.html">http://www.transmediale.de/site/conference.html</a></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img width="171" height="16" alt="Share/Bookmark" src="http://steadyoffload.com:8080/WQCRGN5X89.aHR0cDovL25ld2JyYWluZnJhbWVzLmNpdHRhZGluaWdsb2JhbGkub3JnL3dwLWNvbnRlbnQvcGx1Z2lucy9hZGQtdG8tYW55L3NoYXJlX3NhdmVfMTcxXzE2LnBuZw==...."/></a> </p>]]></content:encoded>
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