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	<title>newbrainframes &#187; immigrazione</title>
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	<description>associazione culturale – 00100 – Roma (Italia)</description>
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		<title>Cinema e Poeti dal Mondo &#8211; Esquilino Affair</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Sep 2008 15:50:39 +0000</pubDate>
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<p style="0cm"><img class="alignnone" src="http://farm4.static.flickr.com/3206/2872959404_1ec85a32e2.jpg?v=0" alt="" width="100%" /></p>
<p style="0cm">Prende avvio la quinta edizione della manifestazione più multietnica di Roma, CINEMA E POETI DAL MONDO (22-28 settembre 2008), che dalla prima esperienza di Portico 47, nome del gruppo di poeti mutuato dal civico 47 di Piazza Vittorio e con l’impulso dell’Associazione Apollo 11, ha proseguito il percorso di scoperta e di condivisione delle varie anime e voci che popolano questo  Rione di Roma. Un progetto dell’Associazione Apollo 11.<span id="more-2310"></span></p>
<p style="0cm">La manifestazione è realizzata dall’Associazione Apollo 11 con il sostegno dell&#8217;Assessorato alle Politiche Culturali, Dipartimento Cultura, Ufficio Spettacolo del Comune di Roma. La rassegna sarà inaugurata lunedì 22 settembre e si svolgerà nei luoghi intorno a Piazza Vittorio, cuore pulsante della vita del Rione.</p>
<p style="0cm">Anche quest’anno la rassegna Cinema e Poeti dal Mondo si articola in due parti: la prima è più dedicata alla poesia ed alla narrazione orale, un suggestivo tuffo nell’antica tradizione dei cantori e cantastorie. La seconda proporrà la rara visione di film delle comunità più rappresentate a Roma e provincia, interessandosi a due nazioni: Argentina e India.</p>
<p><strong>PROGRAMMA:</strong></p>
<p><strong>Lunedì 22 e martedì 23 settembre</strong> &#8211; ore 21 &#8211; p.zza Vittorio, Portico tra Via Ricasoli e Via Mamiani<br />
<strong>&#8220;IL DANNATO IRRAGIONEVOLE&#8221;</strong> &#8211; 2 racconti poetici scritti e narrati dai poeti del PORTICO 47</p>
<p><strong>Mercoledì 24 settembre &#8211; ore 21</strong> &#8211; Piccolo Apollo, Via Conte Verde 51<br />
&#8220;<strong>VERSI IN ESILIO&#8221; READING</strong> &#8211; versi di donne costrette ad allontanarsi dalla loro terra e dai loro affetti</p>
<p><strong>Giovedì 25 settembre</strong></p>
<p>ore 20 e 30 &#8211; Aula Magna dell&#8217;Itis Galileo, via Conte Verde, 51<br />
<strong>CAMA ADENTRO </strong>- Regia Jorge Gaggero &#8211; 83&#8243; &#8211; Argentina 2004 &#8211; v.o. sott. It.</p>
<p><strong>Venerdì 26 settembre</strong></p>
<p>ore 20 e 30 &#8211; Aula Magna dell&#8217;Itis Galileo, via Conte Verde, 51<br />
<strong>DERECHO DE FAMILIA</strong> &#8211; Regia Daniel Burma &#8211; 104&#8243; &#8211; Argentina 2005 &#8211; v.o. sott. It.</p>
<p><strong>Sabato 27 settembre</strong></p>
<p>ore 20 e 30 &#8211; Aula Magna dell&#8217;Itis Galileo, via Conte Verde, 51<br />
<strong>EL OTRO</strong> &#8211; Regia Ariel Rotter &#8211; 83&#8243; &#8211; Argentina 2007 &#8211; v.o. sott. It.</p>
<p>ore 22 &#8211; Aula Magna dell&#8217;Itis Galileo, via Conte Verde, 51<strong><br />
CAMA ADENTRO</strong> &#8211; Regia Jorge Gaggero &#8211; 83&#8243; &#8211; Argentina 2004 &#8211; v.o. sott. It.</p>
<p><strong>Domenica 28 settembre</strong></p>
<p>ore 20 e 30 Aula Magna dell&#8217;Itis Galileo, via Conte Verde, 5151<strong><br />
KRRISH</strong> &#8211; Regia Rakesh Roshan &#8211; 154&#8243; &#8211; India 2004</p>
<p><strong>INGRESSO GRATUITO &#8211; FREE ENTRANCE<br />
</strong><strong><br />
</strong></p>
<p>Info: Segreteria Apollo 11 06/7003901; +39. 347 9466924</p>
<p style="0cm">Ufficio Stampa: Barbara Perversi + 39.347.9464485   barbara.perversi@gmail.com</p>
<p style="0cm"><a href="http://farm4.static.flickr.com/3235/2872959010_85ba9dd38a_o.jpg" target="_blank">LE TRAME DEI FILM</a></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img width="171" height="16" alt="Share/Bookmark" src="http://steadyoffload.com:8080/WQCRGN5X89.aHR0cDovL25ld2JyYWluZnJhbWVzLmNpdHRhZGluaWdsb2JhbGkub3JnL3dwLWNvbnRlbnQvcGx1Z2lucy9hZGQtdG8tYW55L3NoYXJlX3NhdmVfMTcxXzE2LnBuZw==...."/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Filippini in Italia: una storia ancora da raccontare</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jul 2008 13:01:51 +0000</pubDate>
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<p><img src="http://farm1.static.flickr.com/47/146049826_b890720811_m.jpg" alt="" width="97" height="97" align="right" />Con questo pezzo prende avvio oggi una serie di articoli, interviste, recensioni. Minimo comun denomintore: le comunità dell&#8217;immigrazione e la città metropolitana. Incontro per Newbrainframes la presidentessa del Filipino Women’s Council, Dona Rose de la Cruz, e le chiedo di raccontarmi della comunità filippina in Italia. Parliamo di emancipazione femminile, di confronto intergenerazionale, di identità culturale e linguistica, di rapporti con la madrepatria e di altro ancora….<span id="more-2148"></span></p>
<p><strong>Cara Dona, prima di tutto complimenti! Sei giovanissima e sei già presidente di un’organizzazione importante che vanta significative collaborazioni istituzionali ed un vasto credito presso la comunità filippina.<br />
Come è nato il Filipino Women’s Council e qual è la sua funzione?<br />
</strong><br />
Il FWC nasce a Roma nel 1991 con l’espressa intenzione di fornire un supporto alle donne filippine in difficoltà. Il clima allora non era dei migliori, erano accaduti diversi gravi episodi e le donne filippine non erano ancora organizzate ed emancipate nella società italiana come lo sono oggi. Allora il FWC era ancora un manipolo di coraggiose, un’organizzazione informale e non riconosciuta dalle autorità italiane né da quelle filippine. Inizialmente organizzammo anche un centro accoglienza che forniva alloggio alle donne che ne avevano bisogno. Purtroppo dovemmo chiudere questa struttura dopo solo due anni per l’assenza di supporto finanziario ed istituzionale. Comunque l’associazione si è progressivamente rafforzata ed organizzata, sempre in totale autonomia e laicità, facendo forza solo sull’apporto delle sostenitrici. Oggi siamo ramificati in tutta Italia e contiamo su importanti partnership in Olanda, Grecia e Gran Bretagna. Ciò che forniamo alle donne che si rivolgono a noi è un sostegno che va al di là della semplice assistenza giuridica e burocratica. Le aiutiamo a rafforzare la loro rete sociale, a rivendicare i propri diritti e a difendere la propria identità ed autonomia, ad esempio attraverso dei Workshop di autogestione.</p>
<p><img src="http://bp1.blogger.com/_4ExPgWJcGgM/R7uHWzup-JI/AAAAAAAAAGA/JmMSycGVY-k/s400/faces.jpg" alt="" width="197" height="139" align="right" /><strong>Questo sembra contrastare con un immaginario dei filippini come popolo silenzioso, remissivo.<br />
</strong><br />
Nella cultura filippina c’è un po’ questa problematica, ma è in corso una profonda riorganizzazione dei ruoli sociali, una maggiore presa di coscienza dei propri diritti, qui come nelle Filippine. Ed in special modo si sta rivoluzionando l’immagine della donna ed il suo ruolo nella società e nella famiglia.</p>
<p><strong>Vorrei Approfondire proprio questo punto: qual è l’immagine della donna nella cultura filippina? Come si è evoluta e quali sono i fattori del cambiamento?</strong><img src="http://farm1.static.flickr.com/87/234894966_e1f1a742b7_m.jpg" alt="" width="198" height="130" align="right" /></p>
<p>Le donne hanno avuto tradizionalmente un ruolo secondario nella società filippina, esattamente come qui in Italia, complice anche il forte radicamento della chiesa cattolica che connota entrambi i paesi. Nel corso degli ultimi decenni, parallelamente all’evoluzione che ha interessato &#8211; direi globalmente &#8211; il rapporto tra i sessi, la donna filippina ha seguito il suo percorso personale di emancipazione. L’emigrazione, che ha interessato principalmente le donne, ha avuto senza dubbio un ruolo importante. Si è creata infatti per molte famiglie l’inedita situazione per cui l’uomo rimaneva in casa ad accudire i figli, e la donna, attraverso le rimesse dall’estero, manteneva non solo il marito ed i figli, ma anche fratelli e nipoti, assumendo su di sé il maggior carico di una società povera e vivendo sulla propria pelle le insidie del mercato del lavoro internazionale. Queste donne si sono silenziosamente rafforzate. Quando poi, negli anni ’90, per effetto dei decreti flussi, primo fra tutti il decreto Martelli, è stato possibile il ricongiungimento dei mariti, le donne godevano già di una rete sociale ben organizzata sul territorio italiano, erano le detentrici di un “know how”che hanno trasferito generosamente ai loro uomini. Oggi, se chiedi ad una coppia filippina chi è che “porta i pantaloni”, forse timidamente, ma sarà lei a rispondere “io!”.<br />
In ogni caso esiste ancora un problema di emancipazione femminile nelle Filippine, ma abbiamo un presidente donna, e questo ci fa ben sperare!</p>
<p><strong>Che mi dici del rapporto tra uomini italiani e donne filippine?</strong></p>
<p>Hai ragione, sono molto più diffusi i matrimoni tra uomini italiani e donne filippine che non il contrario. Forse per il fatto che, come dicevo, inizialmente l’emigrazione ha interessato soprattutto donne. In molti casi si trattava di rapporti impari, ove l’uomo godeva di un maggior potere per via del vantaggio che la cittadinanza, il reddito gli davano. Molte donne filippine hanno riconosciuto che, oltre che un gesto d’amore, il matrimonio con un Italiano è stato un’àncora, un passepartout per ottenere cittadinanza e status sociale.</p>
<p><strong>Qual è l’origine geografica dell’immigrazione filippina?<br />
<img src="http://farm2.static.flickr.com/1333/1401610263_2ebae0b668_m.jpg" alt="" width="196" height="126" align="right" /><br />
</strong> Principalmente le aree di Manila, Ilocos, Batangas e Mindoro. Queste zone sono tra le più popolate delle Filippine. Anche qui in Italia i Filippini si sono aggregati in base alle provincie di provenienza e le numerose organizzazioni di immigrati danno rappresentanza al pluralismo etnico e alla vivacità culturale del paese.</p>
<p><strong>Qual è il peso delle tradizioni sulla comunità filipp</strong><strong>ina romana?<br />
</strong><br />
<img src="http://www.corriere.it/Media/Foto/2008/01/19/fdg/NINO.jpg" alt="" width="152" height="220" align="right" />Importantissime! Le feste sono molto sentite, soprattutto quelle religiose (che comunque coincidono con quelle italiane). La relazione tra celebrazioni tradizionali e famiglia allargata è molto forte. Per intenderci: Natale con i tuoi ed anche Pasqua! Ho verificato di persona che questo attaccamento ai rituali è molto forte anche quando sono assenti dalla cultura italiana: ad esempio sono stata sorpresa di sapere che, in occasione delle nozze di alcuni miei amici qui a Roma, la famiglia di lui si è recata presso quella della futura sposa per chiedere la mano della ragazza, anche se qui in Italia questa usanza è ormai desueta!<br />
Il ruolo della famiglia allargata è ancora molto importante. Indubbiamente il costo della vita ed il caro affitti rafforzano questi legami per la loro valenza pratica. Non è difficile scoprire che in un’abitazione di filippini vivano anche i nonni ed i nipoti. Anche le seconde generazioni faticano a separarsi dai genitori.</p>
<p><strong>Molto occidentali come tradizioni! Il tuo nome è di origine spagnola. Qual è l’influenza della dominazione spagnola sulla cultura filippina?<br />
</strong><br />
Decisiva. Quando Magellano “scoprì” le Filippine, si avviò un periodo di occupazione di quasi 500 anni, che ha radicalmente trasformato la nostra cultura. Oltre l’80% della popolazione si professa cattolica, e la stessa lingua filippina, detta Tagalog o Filippino, ha assorbito moltissimi termini spagnoli. Ancora negli anni ’50 si insegnava lo spagnolo nelle scuole. Poi sono arrivati gli americani…</p>
<p><img src="http://files.splinder.com/b843b0bc24d3134e05f44bf8b8eaf175.jpeg" alt="" width="195" height="155" align="right" /><strong>Ed in effetti, quando mi sono recato alla festa per l’indipendenza filippina (giugno), ho toccato con mano l’americanizzazione della società filippina! Il linguaggio, l’atmosfera, l’immaginario, tutto era permeato dalla cultura d’oltreoceano. Come si integra questo con un paese come l’Italia?<br />
</strong><br />
E’ vero, la cultura statunitense è dominante nelle Filippine: un modello molto consumistico, che condiziona profondamente la vita della comunità, qui come in patria. I filippini passano facilmente da una vita morigerata, al limite della sopravvivenza, totalmente dedicata al lavoro, all’estremo opposto: auto, telefonini, il consumo per il consumo. A mio parere questa caratteristica non si affievolisce nel contesto italiano, almeno per quanto riguarda la prima generazione. Per i giovani cresciuti qui in Italia è un altro discorso…</p>
<p><strong>E cosa mi dici della lingua? Alla festa ho sentito parlare indifferentemente Tagalog, Inglese e Italiano</strong></p>
<p>Le Filippine sono un paese che si è dovuto continuamente reinventare un’identità culturale e linguistica nel corso dei secoli, continuamente insidiata dall’aggressione culturale di altri popoli. Nel bene e nel male oggi l’identità linguistica filippina è il risultato di questo. L’inglese è lingua ufficiale, si parla correntemente e prende terreno sul Filippino, impoverendolo. La nostra lingua infatti ha lo svantaggio di avere termini mediamente più lunghi di quelli inglesi. Persino nelle scuole la mattina la maestra saluta con “good morning”.<br />
Inoltre c’è molta frammentazione linguistica: oltre al filippino tagalog si parlano in tutto il paese moltissime altre lingue e dialetti. Il precedente Presidente delle Filippine (oggi imprigionato per corruzione) aveva ipotizzato di obbligare a parlare filippino nei luoghi di insegnamento, ma non si è mai andati oltre le belle intenzioni.<br />
Qui in Italia poi la contesa è su due fronti, ed il filippino, specialmente tra i più giovani, spesso è molto carente.<br />
<img src="http://farm2.static.flickr.com/1101/1376025088_d13b3a5da6.jpg" alt="" width="171" height="208" align="right" /></p>
<p><strong>Ritieni che ci sia un problema linguistico tra prime e seconde generazioni?<br />
</strong><br />
Pensa che, soprattutto inizialmente, per le famiglie filippine emigrate era motivo di orgoglio avere i figli che parlavano solo italiano. Così questi ragazzi crescevano senza poter comunicare veramente con la famiglia, e quando seguivano i genitori nelle Filippine, erano completamente isolati. Poi le cose sono gradualmente cambiate. Oggi abbiamo asili e strutture didattiche per i bambini della comunità, si organizzano campi estivi e viaggi di gruppo nelle filippine per aiutare i ragazzi a tener vivi la lingua ed i legami. E al tempo stesso i giovani sono anche perfettamente integrati nel contesto sociale italiano. Ovviamente rimane un problema di comunicazione tra genitori e figli, ma chi non ce l’ha?</p>
<p><strong>Quindi nessun problema per i giovani ad integrarsi?<br />
</strong><br />
Mi domandano spesso se ho avuto difficoltà quando sono arrivata in Italia all’età di 10 anni. E mi sembra di deluderli quando rispondo che per me è stato facile integrarmi a scuola. Ci si aspetta sempre che la storia di immigrazione debba avere risvolti drammatici e pietistici! Invece io mi sono trovata benissimo e non ho subito episodi di razzismo, anche se ovviamente conosco chi invece ne è stato vittima. Il sistema scolastico è stato molto accogliente, soprattutto nei primi tempi, quando l’immigrazione era ancora un fenomeno limitato. Oggi forse le cose stanno purtroppo cambiando: recentemente, nell’ambito di un incontro sulla scuola multiculturale noi del FWC abbiamo chiesto ad una maestra delle elementari: quanti bambini ha? E lei candidamente ha risposto: 12 bambini, 5 cinesi, 2 indiani…</p>
<p><strong>E la cittadinanza?<br />
</strong><br />
Qui sta un nodo spinoso. Non basta essere cresciuti o addirittura nati qui in Italia per essere cittadini italiani. La procedura per ottenere la cittadinanza è molto lunga e difficile. Io stessa sto ancora combattendo per ottenerla, e come me molti altri giovani. La normativa è complessa e spesso le stesse autorità, gli stessi uffici immigrazione non la conoscono adeguatamente, o creano problematiche e ostacoli ingiustificati. Per la prima generazione di immigrati invece l’idea di prendere la cittadinanza italiana si è affacciata solo da quando non si deve più rinunciare alla cittadinanza filippina.</p>
<p><img src="http://farm1.static.flickr.com/132/348949196_2c5bc4a8dd_m.jpg" alt="" width="203" height="135" align="right" /><strong>L’idea predominante è quella di restare o di tornare prima o poi nelle Filippine?<br />
</strong><br />
Molti vorrebbero tornare a godersi la vita o quantomeno la vecchiaia a casa. Ma le idee spesso devono fare i conti con la realtà: chi ha figli qui finisce per accettare di rimanere, per evitare loro un nuovo trauma di adattamento uguale e contrario a quello che ha subito venendo qui.</p>
<p><strong>Mi dicevi dell’attitudine al risparmio. Quanto di questo risparmio prende la via delle rimesse verso l’estero?<br />
</strong><br />
Pressoché tutto. Negli ultimi 10 anni le Filippine hanno ricevuto 1.895 milioni di euro di rimesse dall’Italia. Le rimesse mensili si aggirano intorno al 300 euro per famiglia, e nelle Filippine permettono a moltissime persone di avere un adeguato livello di vita, accesso agli studi, casa di proprietà e così via. Anche quando sono destinati al risparmio dello stesso nucleo familiare emigrato, i soldi vengono depositati su banche filippine o investiti nel mercato immobiliare locale. Il sistema bancario italiano viene generalmente evitato. Le ragioni sono linguistiche ma anche economiche. Per un Filippino la banca è come un salvadanaio e per loro è inconcepibile che ci siano spese mensili di tenuta conto! E’ cosa comune che un filippino abbia somme cospicue ed immobili in patria ma fatichi a sbarcare il lunario qui. Qualcosa sta sicuramente cambiando. Timidamente alcune famiglie stanno cominciando a comprare casa qui in Italia, e ad affacciarsi agli sportelli bancari italiani.</p>
<p><img src="http://farm1.static.flickr.com/81/234894965_871e5996d9_m.jpg" alt="" width="211" height="141" align="right" /><strong>Un accenno al mondo del lavoro, ieri ed oggi<br />
</strong><br />
L’immigrazione filippina è andata incontro a specifiche esigenze sociali dell’Italia, cristallizzandosi poi nei ruoli di collaboratrice familiare, badante, infermiere ecc. E questo a prescindere dalle reali competenze delle persone. E’ all’ordine del giorno incontrare laureati che lavorano come colf. In misura minore questo avviene anche in altri paesi: in Gran Bretagna ed Olanda i Filippini entrano soprattutto per lavorare negli ospedali come medici ed infermieri (al punto che nelle Filippine si è avuto il boom delle iscrizioni al diploma di infermieristica). In altri paesi come il Canada il percorso professionale tende invece a riconoscere le reali competenze degli immigrati. Solo in Italia il lavoratore filippino aveva accesso solo a mansioni di servizio alle famiglie: rimasi indignata quando un giornalista su un quotidiano di rilevanza nazionale usò il termine “filippina” per indicare la collaboratrice domestica.<br />
Il principale ostacolo all’accesso ad altre occupazioni (oltre ai pregiudizi) è la lingua, e non mi stanco di ripeterlo: studiate l’italiano, è fondamentale! Da qualche tempo è più facile imbattersi in un’impiegata o un commesso filippino. Pionieri di questo cambiamento sono i Mcdonald’s: hanno assunto lavoratori filippini per la loro buona conoscenza dell’inglese, necessario per gestire l’utenza straniera di questi locali.</p>
<p><strong>Mi sembra inoltre che non ci siano molti imprenditori o commercianti filippini. Non esiste un solo ristorante filippino a Roma. Perché?<br />
</strong><br />
Ti raccontavo dello strano rapporto dei Filippini con i soldi. La principale conseguenza è che quando provano a mettersi in proprio, spesso le cose non vanno per il verso giusto e quindi generalmente evitano di avventurarsi in iniziative commerciali…forse non hanno grande attitudine al commercio!</p>
<p><strong>Ringrazio Dona, la cui lucidità e disponibilità mi hanno permesso di scostare appena quel velo leggero &#8211; leggerissimo &#8211; ma impenetrabile che ci separa da questa comunità con cui conviviamo da oltre un ventennio e di cui sappiamo poco, ancora troppo poco.</strong></p>
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		<title>Il vento fa il suo giro</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2008 22:39:26 +0000</pubDate>
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<p><img align="right" width="75" src="http://www.cinemaitaliano.info/show_img.php?type=locandine&amp;id=00320" alt="locandina" height="100" />La piccola comunità occitana di Chersogno si trova ad accogliere / non accogliere un pastore francese che vorrebbe impiantarsi a vivere lì, con la sua giovane famiglia, le sue capre e la sua produzione di formaggio: un&#8217;isperata, quanto difficilmente comprensibile ai più, possibilità di rinascita per il paesino. Ma la diffidenza iniziale si fa incomprensioni, malintesi, rigidità fino ad un ritorno su se stessi, al punto di inizio. Solo con un pizzico in più di consapevolezza della propria ipocrisia.</p>
<p><span id="more-2072"></span></p>
<p><img align="left" width="250" src="http://www.repubblica.it/trovacinema/rendercmsfield.jsp?field_name=Image&amp;id=324273" alt="Locandina" height="430" />Questo film &#8211; sul rapporto con la diversità ma in fondo sullo specchio che la diversità è di noi stessi, con le nostre piccolezze e insoddisfazioni &#8211; è stato realizzato con il Patrocinio del Ministero dell&#8217;Interno &#8211; Area Minoranze linguistiche, della Regione Piemonte, della Provincia di Cuneo, della Città di Torino, della Città di Cuneo, della Comunità Montana Valle Maira. La nota interessante in questa informazione è che tale patrocinio viene proprio da coloro i quali nel film vengono dipinti come ostili, diffidenti, incapaci di uscire veramente dai propri schemi e dalle proprie cose, seppur insignificanti o misere. E questo, insieme alla formula produttiva adottata per la confezione, che ha reso tutti i partecipanti coproduttori del film, rende il giudizio benevolo. Direi a prescindere.</p>
<p>Certo è che alcune cose non convincono comunque e, a volte, risultano macchinose, manierismo, anzi, danno alla storia quel sapore di accademico e di manierato che stona con il plot e con lo stile generale adottato per cui si passa dalla fiction del francese che vede nascere una relazione tra sua moglie e il musicista, senza che questa nota abbia una relae ricaduta nel corso delle vicende, alla camera a mano che accompagna una poesia che parla di un uomo che cammina recitata al funerale dell&#8217;immancabile, mi sia perdonato il cinismo, &#8220;scemo del villaggio&#8221;, l&#8217;unico veramente e senza secondi fini vicino alla famiglia francese. Perché si sa, dalla Ragazza del Lago (ma forse anche da prima) in poi, nei piccoli centri non può non esserci un diversamente abile come emblema della non integrazione, della diversità foriera dei più saggi messaggi.</p>
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		<title>Il diritto alla cittadinanza globale</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Jan 2002 16:50:57 +0000</pubDate>
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<p>La manifestazione del 19 è cronologicamente l&#8217;ultimo momento del flusso partito in Italia con il contro-vertice di Genova. Il Migrant Forum, riunitosi il 6 gennaio a Firenze, è partito infatti da questa considerazione e ha posto la lotta dei migranti all&#8217;interno di un sistema complesso di relazioni e di scelte politiche ben piú vasto. La scelta contro l&#8217;intervento della coalizione USA in Afghanistan e il rifiuto di un mercato organizzato sul modello tutto astratto della globalizzazione neoliberista non sono solo lo sfondo, ma piuttosto il cuore dell&#8217;appuntamento di Roma. La stessa crisi politica scoppiata in seno al Governo Berlusconi all&#8217;indomani delle dimissioni di Ruggero apre nuovi campi (se ce ne fosse ancora bisogno) di polemica.<span id="more-2047"></span></p>
<p>Il Cavaliere dopo aver provato ad intaccare il tradizionale primato della scuola pubblica in maniera tanto goffa quanto drammatica, ha puntato il dito contro la concertazione con i sindacati, <em>arroccati</em> in difesa dell&#8217;articolo 18 dello Statuto. Chi mi legge da qualche anno a questa parte sa che, in passato, non sono stato molto tenero con le associazioni sindacali e ho anche condiviso molte delle motivazioni che spingevano ad una revisione dello Statuto dei Lavoratori (peraltro condivise anche dallo stesso estensore, Gino Giugni). D&#8217;altronde non é possibile né accettabile pensare di andare ad incidere su una materia cosí importante abolendo il confronto e il dialogo.</p>
<p>Il decreto Bossi-Fini, promette di essere l&#8217;ennesimo passo falso di questo governo. Con la stessa presunzione e arroganza la Casa delle Libertá propone una soluzione non si sa bene per chi. Sorvolando sull&#8217;insostenibilitá di contingentare 4 miliardi di poveri, che premono alle nostre frontiere, tramite codici e codicilli, bisogna evidenziare l&#8217;assurditá del comportamento di uno Stato che davanti alla richiesta di passare dall&#8217;illegalitá alla legalitá frappone numeri chiusi e quant&#8217;altro. Un vero e proprio invito a rimanere nel sommerso, un regalo a chi con quel sommerso commercia.</p>
<p>Il rischio della marcia del 19 é peró quello di offrire solo una pura e semplice solidarietá verso gli immigrati. Questo tipo di atteggiamento é molto labile e puó essere spazzato via dalle contingenze della crisi socio-economica. La contrapposizione poveri contro poveri che rafforza il razzismo va rotto in questo passaggio decisivo. La marcia per i migranti puó e deve essere un momento di avvicinamento politico di lavoratori, consumatori, ma soprattutto cittadini finora non rappresentati in maniera univoca. Il Migrant Forum ha scelto di fare un appello, scritto e pensato dai migranti stessi, ai lavoratori. Questo é sicuramente un primo passo, ma non puó essere l&#8217;unico. E&#8217; inutile dire che senza un vero e proprio diritto di cittadinanza, adeguato ai mutamenti della societá odierna, nessuna battaglia sociale puó essere vinta. Il 19 potrebbe essere il momento di lanciare una grande campagna per una cittadinanza europea in modo da liberare le popolazioni d&#8217;Europa dai ghetti culturali che le classi <em>lavoratore</em> e <em>consumatore</em> pretendono.</p>
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