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	<title>newbrainframes &#187; USA</title>
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		<title>Obama President: the Election Night in New York</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Nov 2008 19:47:43 +0000</pubDate>
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		<title>&quot;This is the day that changes everything&quot;</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 15:15:46 +0000</pubDate>
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<p><img class="alignright" src="http://ih.constantcontact.com/fs063/1102008187261/img/19.jpg?a=1102305430789" alt="" width="196" height="144" />&#8220;This is the day that changes everything&#8221;. Anche se in realta&#8217; questa frase e&#8217; presa da una serie americana di poco successo dello scorso anno, &#8220;Day break&#8221;, trovo che racconti perfettamente lo stato d&#8217;animo che serpeggia almeno qui a NY.</p>
<p>Ieri ho passato 4 ore a lavorare per &#8220;Campaign for Change Phone Bank&#8221; in una delle varie location in Brooklyn, chiamando centinaia di persone in Indiana, Virginia e Ohio, dandogli le ultime informazioni per votare, apertura e chiusura dei seggi, indirizzo preciso del seggio presso il quale recarsi a votare, di quali documenti essere muniti, se e come addirittura organizzare pulmini che portassero gli elettori con difficolta&#8217; di deambulazione o anche solo senz un&#8217;auto ai seggi. <span id="more-2383"></span></p>
<p><img class="alignleft" src="http://img139.imageshack.us/img139/1613/phonebank1ch3.jpg" alt="" width="196" height="147" />Dopo 4 ore al phone bank center i volontari erano duplicati, mentre tornavo a casa ho visto entrare a fare donare il proprio tempo persone a cui avevo lasciato dei volantini pochi minuti prima nella speranza che venissero a dare una mano. Ed eccoli li&#8217;, la speranza era entrata in campo. E forse ha giocato anche il fatto che non sono americana e non posso votare, ma nonostante tutto ero li&#8217; anche io. E come me indiani, ispanici, europei per tutto il weekend hanno preso treni e autobus e sono andati porta a porta in Pennsylvania, Virginia, Ohio, e non parlo solo di solidi attivisti, ma di studenti, imprenditori, avvocati, economisti, attori, sociologi. La sensazione resta comunque quella del &#8216;non mollare mai&#8221;, la battaglia non e&#8217; finita anche se i sondaggi sono a favore, bisogna continuare a spingere.Pare che alla stazione di Penn Station sabato mattina molti dei treni in partenza fossero popolati solo da sostenitori di Barack Obama. Non puo&#8217; essere un caso.</p>
<p>Come non puo&#8217; essere un caso che i sondaggi ormai da settimane non mostrino un risultato diverso da quello che Obama sia in vantaggio, sembra quasi che nessuna emittente o testata giornalistica si prenda la responsabilita&#8217; di dire chi sta davvero vincendo. Solo ieri ho iniziato sentire qualche commentatore timidamente dire &#8220;ormai questo Stato non puo&#8217; essere considerato in bilico, almeno dobbiamo parlarne come &#8216;leading Obama&#8217;&#8221;.</p>
<p>Tutti i NewYorkesi che conosco hanno la sveglia puntata per le 5.30, oggi 4 novembre, per recarsi ai seggi entro le 6.15, essere certi di votare ed evitare il piu&#8217; possibile le file. Infatti le operazioni di voto e ancor di piu&#8217; di riconoscimento della persona durano dirca 6-7 minuti a testa, e&#8217; molto facile che si creino ingorghi in una situazione normale, ma questa non e&#8217; una situazione normale.</p>
<dl>
<dt><a href="http://www.cnn.com/ELECTION/2008/poll.closing/"><img src="http://www.brentlevesque.com/images/election08/electoral%20map.png" alt="Electoral Map 2008" width="354" height="266" /></a></dt>
</dl>
<p>Il 30% delle persone regitratesi per votare ha gia&#8217; votato negli stati dove era possibile. Per legge se il seggio chiude all 7 e tu ti presenti in fila alle 6.50 devi poter votare e ci si apsetta che in alcuni casi si chieda una prolungamento dell&#8217;orario di apertura. Tutto questo e&#8217; straordinario, fuori dall&#8217;ordianrio anche per gli States.</p>
<div class="mceTemp">
<dl>
<dt>Electoral Map 2008</dt>
</dl>
</div>
<p>Stasera ci aspettano emozioni forti, nella speranza di avere un quadro chiaro il prima possibile. Infatti i polls nella parte est degli Stati Uniti chiuderanno tra le 7-9 ora di NY, e inizieranno i conteggi in modo che alla chiusura dell&#8217;ultimo poll in Alaska (alle 1 AM ora di NY) si possano gia&#8217; pubblicare i dati della East Coast. Nel momento in cui saranno rivelati i risultati di Pennsylvania, Virginia, Indiana, Nord Carolina e Ohio la foto sara&#8217; chiara. (<a href="http://www.cnn.com/ELECTION/2008/map/polling/">per saperne di piu&#8217; consultate la cartina della CNN</a>)</p>
<p>Che dire, questa giornata fara&#8217; la storia e noi saremo stati presenti e attori direi. <strong>Our Moment is NOW</strong></p>
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		<title>GEORGIA rinascono i blocchi?</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Aug 2008 13:22:54 +0000</pubDate>
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<p>[poll id="11"]</p>
<p>Quello che è successo in Georgia, al di là delle colpe, dei meriti e delle competenze dei soggetti in campo, è la riproposizione della strategia dei due blocchi. Siamo ancora ad uno stato larvale, ma da un lato le &#8220;democrazie occidentali&#8221; capeggiate da USA e UE si sono mosse in difesa di un paese ex satellite sovietico in nome dell&#8217;autodeterminazione democratica dei popoli. Dall&#8217;altro la Russia, capofila delle nuove <a title="Autocrazia (Wikipedia)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Autocrazia" target="_blank">autocrazie</a> che si comportano da democrazie moderne fuori dai propri confini e nei mercati, ma poi al proprio interno sono vere e proprie dittature (l&#8217;altro campione è la Cina, ma la lista è lunga dal Pakistan dell&#8217;ex-Musharaf alla maggior parte dei paesi mediorientali ed africani).</p>
<p>La contrapposizione tra democrazie e autocrazie è al momento un&#8217;ipotesi tutta da verificare, ma permetterebbe di uscire dall&#8217;<em>empasse </em>che si è aperta nel 1989 con la scomparsa del blocco sovietico. Ovviamente una svolta del genere avrebbe molte conseguenze sia sulle alleanze a livello internazionale, sia sulle politiche interne: si pensi ai cambiamenti di sistema di governo in Zimbabwe, Ucraina, Georgia, Pakistan, Libano, etc. Anche in Italia non sarebbe pensabile una riproprosizione di schieramenti da guerra fredda, il che contribuirebbe a rafforzare un sistema democratico mai uscito dallo <em>shock</em> del &#8217;92.</p>
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		<title>Brooklyn 4 Obama</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Feb 2008 19:50:51 +0000</pubDate>
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<p>Galleria fotografica sulle primarie democratiche a brookyln<code>[kml_flashembed movie="http://www.youtube.com/v/BI2VxIE6v6k" width="425" height="350" wmode="transparent" /]</code></p>
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		<title>Nella Valle di Elah tra disumanità e patriottismo disperato</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 15:25:00 +0000</pubDate>
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<p><img src="http://farm1.static.flickr.com/28/48847646_dda398eba6_s.jpg" alt="Nella Valle di Elah" align="right" border="0" height="75" width="75" />Disumanizzazione dei soldati &#8211; quei bravi ragazzi pronti a esportare la Democrazia in lande lontane e desolate, devastate dall’Uomo e dalla Dittatura, quei bravi ragazzi fiore all’occhiello dell’America di Bush ormai in declino – e patriottismo disperato, con quella retorica del dolore che si accanisce quando ha già consenso: ecco gli ingredienti principali dell’ultimo film di Paul Haggis, “Nella Valle di Elah”.</p>
<p><span id="more-2044"></span></p>
<p>Hank Deerfield (Tommy Lee Jones), veterano di fanteria, come una doccia mattutina viene a scoprire non solo che il figlio era tornato dall’Iraq ma che era assente ingiustificato da diversi giorni. Inizia così la sua indagine personale, un viaggio, da casa verso la base, tra le cose del figlio, tra i compagni… Un’indagine fatta di false piste che ci fa credere, sperare che quel bravo ragazzo sia ancora vivo, stremato dall’Iraq, ma vivo. Quel ragazzo che documentava tutto con il suo cellulare, con un misto di leggerezza, di infantile incoscienza e la desolazione di chi ha visto il peggio dell’Uomo e del Mondo e si è specchiato in esso si sia nascosto per sfuggire a chissà quale complotto, una mente deviata ma recuperabile, in possesso di chissà quali informazioni. Un cerchio che si restringe e poi si allarga e poi si richiude verso la Base, verso i suoi compagni, verso il mondo dell’esercito, verso l’Iraq, disfacendo come una maglia ormai inutilizzabile, sfaldando, sotto gli occhi del padre come dei nostri, l’idea di bravo figliolo e devoto americano che investe un bambino iracheno e tortura i prigionieri atteggiandosi a “dottore” (Doc il suo soprannome tra i compagni), tira monete alle spogliarelliste, grida oscenità irripetibili e assume anfetamine, che cerca rissa senza motivo con i suoi compagni, con i suoi fratelli, “come tutti” dice a un certo punto con naturale amoralità uno di loro.</p>
<p>Noi con Hank vediamo tutto, vediamo il dolore della madre (una splendida, anche se fugace Susan Sarandon) e vediamo cos’è veramente l’esercito e l’intervento in Iraq: ragazzi che perdono la loro umanità, che pugnalano un amico perché quella sera gli girava male, per niente, che lo avrebbero anche seppellito ma avevano fame e se ne vanno a cena.</p>
<p>E vediamo anche di più: nella cronaca di una morte annunciata vediamo l’ennesimo veterano che non si riadatta, vediamo la diffusione della Guerra come un morbo che non lascia scampo, che corrode compromettendo non la farsa di valori espressi dalla propaganda governativa, ma l’identità stessa di chi si è prestato al suo gioco.</p>
<p>Vediamo anche di più grazie agli occhi di Charlize Theron, nel film Emily Sanders, poliziotto e madre di David, simbolo di quell’America scettica e antimilitarista che non dà risposte che non sa dare: al figlio che ascolta il racconto del Davide biblico e le chiede “perché hanno mandato un bambino contro un gigante” risponde semplicemente e drammaticamente“non lo so…”.</p>
<p><img src="http://www.mymovies.it/filmclub/2007/07/087/immpg1.jpg" alt="locandina" align="left" border="0" height="218" width="150" />Nell’insieme un buon film, confezionato con maestria e con un cast d’eccezione, nonostante un intreccio non facile e facile alla divagazione allusiva e retorica. Se, infatti trovo decisamente buono lo sviluppo dell’intreccio centrale, della decostruzione dell’immagine del figlio e con essa del mondo intero di Hank e molto forte la deviazione sulla storia della donna affogata dal marito veterano perchè non ascoltata quando quest’ultimo aveva ucciso nello stesso modo il loro cane sotto i suoi occhi; dall’altra la sceneggiatura un po’ smagliata che non porta da nessuna parte con quel dialogo in qualche modo buttato là tra la Sanders e il suo capo, che, con la storia della madre poliziotto, consente i riferimenti biblici alla storia di Davide, al gigante che perde contro il bambino, l’immancabile menzione della bandiera americana rovesciata a richiesta internazionale di aiuto che simboleggia il cambiamento di orizzonte del protagonista…</p>
<p>Insomma andatelo a vedere, commuovetevi… ma con le pinze perché ergersi contro l’intervento in Iraq adesso è di troppo facile consenso e una storia originale e dalla presunzione di universalità non ce lo deve far dimenticare.</p>
<p>Scheda<br />
Titolo Originale: In the Valley of Elah<br />
Produzione: Usa 2007<br />
Distribuzione: Mikado<br />
Regia e sceneggiatura: Paul Haggis<br />
Cast: Tommy Lee Jones, Charlize Theron, Susan Sarandon</p>
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